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Oltre la malattia

11 Settembre 2020
di intermedianews
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Studio: cresce la fiducia degli italiani nella sicurezza dei vaccini

Roma, 11 settembre 2020 – Negli ultimi anni è cresciuta nel nostro Paese la fiducia nei vaccini, che nel 2015 era tra le più basse d’Europa. Ora l’Italia si posiziona “a metà classifica”. E’ quanto emerge dai dati del Vaccine Confidence Project coordinato dalla London School of Hygiene e pubblicato dalla rivista Lancet. Secondo la ricerca nella Penisola fra il 40 e il 50% delle persone riteneva a fine 2018 che le vaccinazioni fossero sicure. Nel 2015 gli italiani erano invece nella fascia più bassa: sotto il 30%. Lo studio si basa su survey condotte in 149 nazioni tra il 2015 e il 2019, per un totale di circa 300mila persone contattate con domande sulle opinioni su sicurezza, efficacia e importanza delle vaccinazioni, con i tassi di risposta che sono stati confrontati con le coperture vaccinali. In Europa il Paese più scettico è risultato la Francia, con la Polonia che preoccupa per un peggioramento dei dati, mentre la Finlandia è quello con più fiducia, con il 66% della popolazione che invece crede fortemente che le immunizzazioni siano sicure. “L’analisi – scrivono gli autori – suggerisce che è la fiducia nell’importanza dei vaccini, più che nella sicurezza o l’efficacia che è legata maggiormente all’aumento delle coperture. Negli ultimi anni la maggior parte dei paesi europei ha mostrato un aumento dei livelli di fiducia su questo aspetto più che negli altri”. Anche l’Italia sembra seguire questo trend.

 

8 Settembre 2020
di intermedianews
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Covid-19: malati neurologici a rischio di forme più gravi

Torino, 8 settembre 2020 – Malattie neurologiche pregresse, soprattutto su base vascolare o degenerativa, si associano sin dall’esordio a forme di infezione più gravi da Coronavirus. E’ quanto ha stabilito una ricerca dell’Università di Torino pubblicato dalla rivista Journal of Neurology. Dei 344 pazienti con una diagnosi di Covid, giunti all’Ospedale Molinette (TO) dall’inizio di marzo fino a metà aprile, 77 ovvero il 22% del campione, risultavano affetti da malattie neurologiche pregresse. La maggior parte di queste erano rappresentate da patologie a decadimento cognitivo. I due terzi di questi pazienti presentavano una forma di infezione grave, con un rischio fino a 7 volte superiore rispetto agli altri. Il 90% di questi ultimi è stato ricoverato e in quasi la metà dei casi è stato necessario un supporto respiratorio meccanico, anche invasivo. La presenza di malattie neurologiche rappresenta dunque un altro importante fattore di rischio che si aggiunge a quelli già noti, secondo lo studio, i cui risultati hanno un importante significato in termini di salute pubblica. Indicano infatti che tali pazienti devono essere attentamente ‘sorvegliati’, applicando in modo rigoroso tutte le norme di prevenzione del contagio e un pronto intervento in caso di sintomi sospetti di infezione.

7 Settembre 2020
di intermedianews
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Influenza: AIFA raccomanda l’anticipo del vaccino a inizio ottobre

oma, 7 settembre 2020 – “Vista l’attuale situazione epidemiologica relativa alla circolazione di Sars-CoV-2, si raccomanda di anticipare la conduzione delle campagne di vaccinazione antinfluenzale a partire dall’inizio di ottobre e offrire la vaccinazione ai soggetti eleggibili in qualsiasi momento della stagione influenzale, anche se si presentano in ritardo per la vaccinazione”. E’ quanto raccomanda l’Agenzia italiana del farmaco (AIFA) nella determina pubblicata in Gazzetta Ufficiale dove si autorizza l’aggiornamento, per la stagione 2020-2021, della composizione dei vaccini influenzali autorizzati secondo procedura registrativa nazionale, di mutuo riconoscimento e decentrata. “La protezione indotta dal vaccino comincia circa due settimane dopo la vaccinazione e perdura per un periodo di sei/otto mesi per poi decrescere. Per tale motivo, poiché i ceppi virali in circolazione possono mutare, è necessario sottoporsi a vaccinazione antinfluenzale all’inizio di ogni nuova stagione influenzale”, lo sottolinea l’agenzia sul proprio sito. Oltre alle misure di protezione e cura basate su vaccinazioni e sull’eventuale uso di farmaci antivirali contro il coronavirus, l’Aifa ricorda che anche la necessità di rispettare altre misure come: una “buona igiene delle mani e delle secrezioni respiratorie (ad esempio, lavare regolarmente e frequentemente le mani con acqua e sapone; coprire la bocca e il naso con un fazzoletto quando si tossisce e starnutisce e poi gettarlo nella spazzatura; aerare regolarmente le stanze in cui si soggiorna)”.

4 Settembre 2020
di intermedianews
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Obesità: differenze di genere ed età influenzano gli esiti della cura

Roma, 4 settembre 2020 – Differenze tra uomo e donna nell’affrontare l’obesità, tendenza a sottovalutare la malattia, impatto più grave sulla salute fisica e mentale se la lotta al peso inizia in giovane età, sono le principali barriere alla cura dell’obesità. È quanto emerge dai nuovi dati dello studio internazionale Action Io (Awareness, Care, and Treatment In Obesity MaNagement – an International Observation), presentato all’International Congress on Obesity 2020. L’obiettivo dello studio, che ha coinvolto 11 paesi, oltre 14.500 persone con obesità e quasi 2.800 operatori sanitari, è quello di identificare le percezioni, i comportamenti e gli ostacoli per la cura dell’obesità e capire in che modo questi fattori ne influenzino la gestione. Il triplicarsi dei tassi di obesità nel mondo dal 1975 ad oggi e più recentemente la pandemia Covid-19, evidenziano come sia fondamentale una migliore comprensione di questi fenomeni. I nuovi dati mostrano che esistono differenze tra uomini e donne. In particolare, gli uomini hanno maggiori probabilità di segnalare complicanze cardio-metaboliche (10% rispetto al 4%), mentre le donne hanno il doppio delle probabilità di segnalare ansia o depressione (28% rispetto al 14%). Le donne sono più propense a fare diversi tentativi per perdere peso (4,6 di media rispetto a 3,1) e a sottoporsi al trattamento farmacologico o a quello chirurgico, anche se il 75 per cento riacquista peso dopo 6 mesi, rispetto ad oltre la metà degli uomini. Dalla ricerca emerge che molte persone con obesità sottovalutano la gravità della loro malattia, per questo tendono a non cercare l’aiuto di cui hanno bisogno per perdere peso in maniera efficace o per la cura di complicazioni legate alla malattia. Infine, lo studio dimostra l’urgenza di un intervento precoce: problemi di peso in giovane età sono associati a una malattia più grave e rassegnazione.

3 Settembre 2020
di intermedianews
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Coronavirus: AIFA autorizza quattro nuovi studi clinici

Roma, 3 settembre 2020 – L’Agenzia Italiana del Farmaco e il Comitato Etico unico nazionale hanno autorizzato l’avvio di quattro nuovi studi clinici sui farmaci per il trattamento della malattia COVID-19.

Il primo è uno studio di Fase III, randomizzato, in doppio cieco, controllato versus placebo, multicentrico, per valutare l’efficacia e la sicurezza d’impiego di ruxolitinib in pazienti con COVID-19 associato a tempesta citochinica. Ruxolitinib è un inibitore selettivo delle Janus Associated Kinases (JAKs) JAK1 e JAK2, già autorizzato in Europa per altre indicazioni terapeutiche. Il secondo studio autorizzato è uno studio in aperto di Fase 2/3 a braccio singolo, volto a valutare la sicurezza, la tollerabilità, la farmacocinetica, e l’efficacia di remdesivir in partecipanti dalla nascita a < 18 anni di età, affetti da COVID-19. Il remdesivir è un farmaco antivirale che lo scorso giugno ha già ricevuto dall’EMA la raccomandazione all’autorizzazione condizionata per il “trattamento della malattia da coronavirus 2019 (COVID-19) negli adulti e negli adolescenti (di età pari o superiore a 12 anni e peso pari ad almeno 40 kg) con polmonite che richiede ossigenoterapia supplementare”. Il terzo è uno studio di fase 2, randomizzato, doppio cieco versus placebo, che impiega Opaganib in soggetti adulti ospedalizzati, affetti da polmonite da SARS-CoV-2. Opaganib è un inibitore dell’enzima sfingosina chinasi-2 (SK2), ancora in fase clinica di sperimentazione per molteplici indicazioni oncologiche. Il quarto è uno studio di fase III, randomizzato, in doppio cieco, controllato versus placebo, multicentrico, per valutare l’efficacia e la sicurezza d’impiego di baricitinib in pazienti con COVID-19. Il Baricitinb è un inibitore delle Janus Associated Kinases (JAKs) JAK1 e JAK2 autorizzato in Italia per il trattamento dell’artrite reumatoide.