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Oltre la malattia

6 Febbraio 2020
di intermedianews
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Cancro: un caso su 5 determinato dall’inattività fisica

Roma, 6 febbraio 2020 – “L’inattività fisica determina fino al 20% dei casi di cancro pari a più di 74mila nuove diagnosi l’anno solo in Italia”. E’ quanto ha affermato il prof. Francesco Cognetti, Presidente di Insieme Contro il Cancro, stamattina durante un convegno al CONI. “Una revisione di nove studi ha dimostrato, per la prima volta, che l’esercizio fisico, nelle dosi raccomandate dall’OMS, è associato a un rischio inferiore e statisticamente significativo di sviluppare 7 dei 15 tipi di cancro studiati – ha proseguito Cognetti -. La riduzione aumenta con il crescere dell’attività: il tumore al colon (rischio minore dell’8%-14% negli uomini), al seno (rischio minore del 6%-10%), all’endometrio (rischio minore del 10%-18%), al rene (rischio minore dell’11%-17%), il mieloma (rischio minore del 14%-19%), il tumore al fegato (rischio minore del 18%-27%) e il linfoma non-Hodgkin (rischio minore dell’11%-18% nelle donne)”. “Lo sport esercita effetti preventivi e terapeutici e può essere paragonato a un farmaco che, opportunamente somministrato, previene gravi malattie come i tumori e ne impedisce lo sviluppo, garantendo considerevoli vantaggi sia ai cittadini che al sistema sanitario” ha concluso il prof. Cognetti.

5 Febbraio 2020
di intermedianews
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ISS: in Italia a rischio fragilità il 19% degli “over 65”

Roma, 5 febbraio 2020 – Nel nostro paese il 19% degli anziani in Italia è a rischio di fragilità. Questa condizione tende ad aggravarsi con l’età, riguarda infatti il 12% dei 65-74enni e il 30% fra gli ultra 85enni, è fortemente associata allo svantaggio socio-economico (sale al 28% fra le persone con molte difficoltà economiche e al 24% fra le persone con bassa istruzione) e disegna un chiaro gradiente geografico Nord-Sud (13% nel Nord contro il 24% nel Sud Isole). È quanto emerge dalla sorveglianza di popolazione ‘Passi d’Argento’ 2016-2018′ che fornisce una quadro epidemiologico della fragilità fra gli ultra 65enni, misurata sulla perdita di autonomia nello svolgimento di alcune attività strumentali della vita quotidiana. Nel contesto di un paese come il nostro, tra i più longevi in Europa e nel mondo, l’invecchiamento della popolazione è al tempo stesso un trionfo e una sfida per la società. “Se da una parte l’allungamento della vita media è il risultato di continui e importanti traguardi in campo diagnostico e terapeutico, dall’altra l’aumento della proporzione di anziani, che diventano gli utenti principali delle risorse sanitarie, impone un’attenzione crescente alla promozione di un invecchiamento sano e attivo e all’ottimizzazione delle opportunità di salute, di accesso equo alla prevenzione e alle cure” ha spiegato Benedetta Contoli dell’ISS.

31 Gennaio 2020
di intermedianews
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Salute: Italia prima in Europa per obesità infantile maschile

Roma, 31 gennaio 2020 – Il nostro Paese si aggiudica la maglia nera per il problema dell’obesità infantile. Siamo secondi solo a Cipro per i chili di troppo nei giovani maschi (21%) e quarti per obesità infantile femminile (14%). Secondo una stima media, i bambini in sovrappeso risultano essere al 21,3% mentre il 9,3% risulta obeso. Lo riportano i dati del Rapporto Eurispes Italia 2020 presentato ieri a Roma. I bambini sovrappeso già all’asilo hanno un rischio 4 volte maggiore di essere obesi nel corso dell’adolescenza. Mentre si considera che un bambino obeso a 6 anni ha più del 50% di probabilità di essere a sua volta un adulto obeso. In Italia la prevalenza di giovanissimi obesi è più bassa nel Nord e più alta nelle regioni meridionali, dove le condizioni socioeconomiche e altri indicatori relativi alla salute sono peggiori. Negli anni tra il 2008/9 e il 2016, secondo gli studi di monitoraggio, la prevalenza del sovrappeso è diminuita dal 44,4% al 39,4%; l’obesità è diminuita dal 21,2% al 17%. A migliorare lo scenario hanno contribuito l’educazione dei genitori, particolarmente della madre, e la nazionalità che, se straniera, condizionerebbe negativamente questi miglioramenti percentuali. Fortunatamente, l’obesità in età evolutiva è trattabile intervenendo direttamente sui fattori ambientali (stress, ambiente sociale) e su un miglioramento dello stile di vita, solo nel 5% dei casi è conseguenza di patologie e cause organiche ben identificabili.

30 Gennaio 2020
di intermedianews
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Fumo: funziona il divieto in auto, -72% d’esposizione per i bambini britannici

Londra, 30 gennaio 2020 – Vietare di fumare all’interno delle automobili, se presenti minorenni, è una norma che funziona. E può aiutare a preservare la salute dei più giovani. E’ questa la notizia che arriva dal Gran Bretagna dove vige una legge che proibisce di fumare nelle auto in cui sono presenti dei giovani con meno di 18 anni. Il provvedimento è stato introdotto nel 2015 in Inghilterra e nel 2016 in Scozia. Il tentativo di limitare l’esposizione al fumo ha ridotto effettivamente l’esposizione al fumo passivo come sostiene un recente studio pubblicato sulla rivista Thorax. I ricercatori hanno intervistato giovani inglesi e scozzesi d’età compresa tra i 13 e i 15 anni. Dei 15.318 intervistati in Inghilterra, il 6% ha dichiarato di essere stato regolarmente esposto al fumo in macchina nel 2012, il 5% nel 2014 e l’1% nel 2016. Per la Scozia invece i dati sono stati: 3% nel 2012, 2% nel 2014 e l’1% nel 2016. Gli scienziato d’Oltremanica hanno calcolato che le norme contro il fumo in auto in Inghilterra sono associate ad una riduzione assoluta del 4% e ad una riduzione relativa dell’esposizione al fumo in auto del 72%. Questa correlazione risulta più evidente in Inghilterra rispetto alla Scozia, dove la legge è entrata in vigore un anno dopo. I ricercatori hanno anche osservato che le bambine e i giovani che fanno parte di gruppi sociali svantaggiati, erano mediamente più esposti al fumo.
“Questa che arriva dalla Gran Bretagna è un’ottima notizia che conferma quanto la comunità scientifica sostiene da tempo – afferma il dott. Paolo Biasci, Presidente Nazionale della Federazione Italiana Medici Pediatri (FIMP) -. Il fumo passivo contiene le stesse oltre 4.000 sostanze tossiche di quello attivo ed è particolarmente nocivo per la salute dei giovanissimi. Nel nostro Paese negli ultimi 15 anni sono stati fatti grandi passi in avanti grazie all’introduzione della Legge Sirchia. Sono però necessarie nuove norme a tutela soprattutto di neonati e donne in gravidanza. E’ quanto sta già avvenendo in alcune nazioni del Nord Europa e auspichiamo che anche l’Italia segua questi esempi legislativi positivi”.

28 Gennaio 2020
di intermedianews
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Studio: In Europa 20% dei decessi causati dall’inquinamento

Roma, 28 gennaio 2020 – L’ Italia è prima in Europa per numero di morti causate dall’inquinamento e undicesima nell’intero globo. E nel Vecchio Continente ben il 20% dei decessi è attribuibile a cause ambientali. È quanto emerge dal rapporto The Lancet Countdow on Health and Climate Change presentato oggi a Roma con una tavola rotonda nella sede dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS). Il documento è frutto della collaborazione tra 120 esperti di 35 istituzioni di tutto il mondo, tra cui l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). “Questo incontro è stato voluto per sottolineare l’impegno dell’Istituto sul tema dell’impatto dei cambiamenti climatici sulla salute – dichiara Silvio Brusaferro, Presidente dell’ISS –  un tema che per l’Istituto ha un valore assolutamente strategico. Costruire un futuro sostenibile deve essere per tutti un impegno imprescindibile perché la nostra salute e soprattutto quella delle generazioni future passa attraverso la salute del pianeta. Stiamo lavorando perché anche l’Istituto possa testimoniare al più presto un modello di sostenibilità nell’organizzazione e attraverso le buone pratiche. Tutte le Istituzioni, ma anche i cittadini sono chiamati a un’inversione di marcia nelle politiche e nei comportamenti individuali. Insieme, riscrivere il profilo italiano di Lancet Countdown è possibile. Noi siamo pronti a fare la nostra parte”. “La salute umana e la salute del pianeta sono strettamente connesse – sottolinea anche Paolo Vineis, docente di epidemiologia ambientale dell’Imperial College of London – Vanno perciò incentivati gli interventi in settori come i trasporti, la produzione di energia pulita o l’alimentazione, che migliorano la salute dei cittadini e che contribuiscono di pari passo in modo sostanziale alla mitigazione del cambiamento climatico”.