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Oltre la malattia


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Studio: attività fisica meglio farla in gruppo, riduce lo stress

Roma, 2 novembre 2017 – E’ meglio svolgere attività fisica in gruppo o da soli? Una ricerca, condotta dalla University of New England College of Osteopathic Medicine, suggerisce che è meglio allenarsi in compagnia. In questo modo possiamo ridurre i livelli di stress e migliorare significativamente la qualità di vita. Lo studio è stato pubblicato sul Journal of the American Osteopathic Association. Gli scienziati statunitensi hanno esaminato 69 studenti di medicina, permettendo loro di selezionare un programma di esercizi della durata di dodici settimane, sia da svolgersi all’interno di un gruppo che individualmente. Un ulteriore gruppo di controllo si è astenuto invece dall’attività fisica, eccetto per le passeggiate o l’utilizzo della bicicletta come mezzo di trasporto. Ogni quattro settimane, i partecipanti hanno completato un sondaggio che chiedeva loro di valutare i livelli di stress percepito e la qualità della vita in tre categorie: mentale, fisica ed emotiva. In coloro che hanno preso parte all’esercizio fisico di gruppo, almeno 30 minuti una volta a settimana, alla fine delle dodici settimane dell’esperimento i punteggi mensili medi hanno mostrato significativi miglioramenti in tutte e tre le misure di qualità della vita: mentale (12,6%), fisica (24,8%) ed emotiva (26%). I partecipanti hanno anche riportato una riduzione del 26,2% dei livelli di stress percepiti. Al contrario, coloro che hanno svolto attività fisica individualmente o con non più di due partner i ricercatori non hanno osservato cambiamenti significativi in nessuna delle misure prese in esame, tranne che nella qualità mentale della vita (con un incremento dell’11%). Allo stesso modo, nel gruppo di controllo non vi sono stati cambiamenti significativi.


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Se il mal di schiena si accende, spegni la sigaretta

Roma, 31 ottobre 2017 – Siete fumatori e soffrite di mal di schiena? Forse dovreste abbandonare il vizio. Oppure siete tabagisti e avete la fortuna di essere in piena salute? Fate comunque attenzione! Dovete sapere, infatti, che il fumo è in grado di danneggiare anche il disco intervertebrale e favorire le alterazioni della spina dorsale. Lo conferma uno studio della Texas University, che ha seguito per 8 mesi 5.333 persone, fumatori e non fumatori: i ricercatori hanno verificato che il doppio (32% contro il 16,6%) di ex tabagisti ha ottenuto una riduzione del dolore superiore al 30%. La spiegazione risiede nel fatto che, oltre ai noti effetti nocivi del fumo (apparato respiratorio in primis), c’è anche quello, spesso dimenticato, a carico dei dischi intervertebrali. Ebbene sì. A ciò si aggiungono i fenomeni di vasocostrizione sanguigna indotti dalla nicotina, che provocano un ridotto apporto di sostanze nutritive. Forse sui prossimi pacchetti verrà aggiunta la scritta: “Il fumo fa venire anche il mal di schiena!”.


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Tumori: nel mondo 1 milioni di casi tra i 20 e 39 anni

Roma, 30 ottobre 2017 – Nell’intero Pianeta si stima ci siano circa un milione di casi di cancro nei giovani adulti, tra 20 e 39 anni, con circa 400mila morti. E’ quanto afferma la prima stima dell’incidenza in questa fascia di età pubblicata dal’Iarc, l’agenzia dell’Oms sui tumori, sulla rivista Lancet. Il tipo di tumore più comune in termini di nuovi casi è quello al seno, seguito da quello cervicale, che è prevenibile almeno in parte con la vaccinazione per l’Hpv, e quello alla tiroide. Il peso è quindi molto maggiore per le donne, che contano per il 65% dei nuovi casi e per il 54% delle morti. “Date le cifre cosi alte per i cancri del seno e della cervice – sottolinea Miranda Fidler, della sezione ‘Sorveglianza dell’Iarc -, sensibilizzare sul tema il pubblico e gli operatori professionali è importante quanto un trattamento dato al momento giusto. Programmi di vaccinazione, diagnosi precoce e, in donne sopra i 30 anni, uno screening possono ridurre il peso del cancro cervicale nelle giovani a costi limitati”. Nel rapporto, che si riferisce all’anno 2012, sono conteggiati anche diversi tumori infantili e giovanili che proseguono poi dopo i 20 anni, come le leucemie. Il tumore del seno è il più frequente in tutti i paesi indipendentemente dal reddito e dallo sviluppo del sistema sanitario, mentre in quelli più avanzati quello della cervice scende al quinto posto.