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Oltre la malattia

23 Giugno 2020
di intermedianews
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Oncologia: il working group Aiom infermieri entra in Europa

Roma, 23 giugno 2020 – Gli Infermieri oncologici italiani fanno il loro ingresso in Europa. Lo scorso aprile il Working Group AIOM Infermieri è entrato ufficialmente a far parte dell’European Oncology Nursing Society (EONS), la più grande Società Scientifica di Infermieristica Oncologica a livello continentale. “È un importante riconoscimento che avviene nel 10° anniversario della fondazione del nostro gruppo all’interno dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) – afferma Rita Reggiani, Coordinatrice del Working Group AIOM Infermieri -. Rappresentiamo gli oltre 350 infermieri iscritti all’AIOM, questo risultato da oggi permetterà di aprire alle molte possibilità che EONS offre agli Infermieri in termini di aggiornamento, collaborazione, e accesso a finanziamenti di ricerca. Avremo la possibilità di promuovere lo sviluppo di una rete di collaborazioni per condividere la nostra esperienza e competenza con gli Infermieri oncologici in Europa. Siamo sicuri che grazie ad EONS potrà aumentare il riconoscimento del valore e del contributo dell’assistenza infermieristica oncologica in tutta Italia, concentrandosi su competenze infermieristiche specialistiche, ricerca, formazione, leadership clinica, management, e sullo sviluppo delle politiche nazionali. Come dimostrato, da molti dati medico-scientifici, l’oncologia italiana è un’eccellenza del nostro sistema sanitario nazionale. Lavoriamo a fianco di professionisti la cui esperienza è riconosciuta nel mondo.  L’ingresso del WGN in EONS potrà fornire agli Infermieri la spinta necessaria verso una ulteriore crescita del nursing oncologico in Italia. Nonostante la formazione specialistica formale per gli infermieri oncologici esista da anni attraverso i master universitari, la pratica, la durata della formazione e il contenuto possono essere drasticamente diversi tra gli atenei. EONS da alcuni anni, ha orientato le sue azioni per arrivare al riconoscimento dell’Infermieristica oncologica come specialità in tutta Europa sulla base di un curriculum educativo comune. Il direttivo WGN è pronto a contribuire nei tavoli dei gruppi di lavoro attivi all’interno di EONS, con l’obiettivo di rafforzare l’Infermieristica nell’ambito delle cure oncologiche offrendo un’assistenza sicura e di qualità alla persona affetta da patologia oncologica”. “La nostra Società Scientifica ha da sempre puntato sulla valorizzazione della figura dell’infermiere oncologico – spiega Giordano Beretta, Presidente Nazionale AIOM -. Siamo profondamente conviti della necessità di una più stretta collaborazione virtuosa tra medici e infermieri. Proprio per questo ogni anno organizziamo corsi di aggiornamento nei vari territori e dedichiamo una parte del nostro congresso nazionale proprio agli infermieri. Da oltre due anni poi gli infermieri collaborano e partecipano alla stesura delle Linee Guida AIOM sulle principali neoplasie. Siamo quindi molto felici che il Working Group Infermieri possa ora portare avanti le sue proposte e progetti anche a livello europeo”.

19 Giugno 2020
di intermedianews
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Covid: emergenze pazienti, al via tavolo su oncologia, oncoematologia e cardiologia

Roma, 19 giugno 2020 – È stato istituito, su proposta di Fondazione Insieme contro il Cancro, il Tavolo Tecnico del Ministero formato da oncologi, ematologi e cardiologi, per gestire le criticità occorse nei pazienti affetti da queste tre patologie durante l’emergenza della pandemia Covid-19. Fanno parte del Tavolo Tecnico le società scientifiche di riferimento, Fondazione Insieme contro il Cancro con AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica), SIE (Società Italiana di Ematologia) e Fondazione Italiana Cuore e Circolazione Onlus con SIC (Società Italiana di Cardiologia), nelle persone dei Presidenti che, nelle scorse settimane, hanno stilato la “Proposta di gestione dei pazienti in Oncoematologia, Oncologia e Cardiologia nella fase 2 dell’infezione da Covid-19”. Il documento è stato inviato e accolto dal Ministro della Salute, Roberto Speranza.
Nel documento, nel capitolo relativo alla gestione dei pazienti oncologici, è evidenziato che cittadini con tumori e malattie del cuore (circa 11 milioni di italiani) sono fragili e rischiano di vedere compromesse le opportunità di cura a causa del Covid-19. Questi pazienti infatti sono andati incontro a sospensioni di terapie o cancellazioni di interventi chirurgici, visite di controllo e altri gravi inconvenienti su cui bisogna al più presto intervenire. Le problematiche sono ben illustrate nell’introduzione al capitolo dei pazienti oncologici. Per questo, come sottolineato nel documento, è essenziale stilare quanto prima linee guida e protocolli di trattamento per queste categorie di pazienti, uniformi sul territorio nazionale, anche per evitare disparità regionali. La decisione di istituire il Tavolo Tecnico è scaturita dopo una riunione delle società scientifiche di riferimento con il prof. Franco Locatelli, Presidente del Consiglio Superiore di Sanità e membro del Comitato tecnico scientifico della Protezione Civile. Il Tavolo tecnico nasce, quindi, per uniformare i percorsi di assistenza, identificando linee guida e protocolli attraverso il coinvolgimento delle società scientifiche. I componenti del Tavolo Tecnico sono il prof. Francesco Cognetti (Presidente Fondazione Insieme contro il Cancro e coordinatore del Tavolo Tecnico stesso), il prof. Franco Locatelli, il prof. Giordano Beretta (Presidente Nazionale AIOM), il prof. Paolo Corradini (Presidente SIE), il prof. Ciro Indolfi (Presidente SIC) e il prof. Francesco Romeo (Presidente Fondazione Italiana Cuore e Circolazione Onlus). Il prof. Massimo Galli (Divisione di Malattie Infettive Ospedale Sacco, Università di Milano), il prof. Sergio Abrignani (Istituto Nazionale di Genetica Medica, Università di Milano) e la dott.ssa Chiara Oltolini (Divisione di Malattie Infettive Ospedale San Raffaele, Milano) hanno anche collaborato alla stesura del Documento.

18 Giugno 2020
di intermedianews
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Tumore del rene: “I casi in Italia diminuiscono, 800 in meno in 3 anni”

Milano, 18 giugno 2020 – Diminuiscono i nuovi casi di tumore del rene in Italia. In tre anni, sono state registrate complessivamente 800 diagnosi in meno, con un calo del 6%. Erano 13.400 nel 2016, ne sono state stimate 12.600 nel 2019. Peraltro la diminuzione riguarda soltanto gli uomini (da 8.900 a 8.100), l’incidenza della neoplasia invece resta costante fra le donne (4.500). Preoccupa l’alto numero di casi scoperti in fase già avanzata, pari a circa il 30%. E resta la forte resistenza dei cittadini nei confronti della prevenzione primaria (no al fumo, attività fisica costante e dieta corretta). Nella lotta contro la malattia, infatti gli stili di vita rivestono un ruolo molto importante, in particolare l’attività fisica. E proprio al movimento è dedicata la Giornata Mondiale contro il tumore del rene che si celebra oggi, promossa dall’International Kidney Cancer Coalition (IKCC), rete internazionale e indipendente di associazioni di pazienti provenienti da tutto il mondo (ne rappresenta circa 45).
“È dimostrato che l’attività fisica praticata con costanza è in grado di ridurre fino al 22% il rischio di sviluppare la malattia – spiega Massimo Di Maio, Segretario AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica) e Direttore Oncologia dell’Ospedale Mauriziano, Università degli Studi di Torino -. Non solo. Anche nei pazienti che hanno già ricevuto la diagnosi, il movimento può migliorare del 15% i risultati dei trattamenti, riducendo fatigue, ansia e depressione, con un impatto positivo sulla qualità di vita. Si tratta di risultati paragonabili a quelli di un farmaco efficace. Purtroppo, in Italia, ben il 34,5% dei cittadini è sedentario e, fra i pazienti con tumore del rene, questa percentuale cresce fino al 75%. Serve più impegno per far comprendere a tutti i grandi benefici del movimento”. Nel mondo, nel 2018, il cancro del rene ha colpito più di 403.260 persone. “I principali sintomi sono sangue nelle urine, dolore al fianco e presenza di una massa palpabile a livello addominale, spesso presenti solo in fase metastatica – afferma Cristina Masini, Dirigente Medico Struttura Complessa Oncologia AUSL Reggio Emilia -. Circa il 60% delle diagnosi è casuale e avviene di solito tramite un’ecografia addominale eseguita per altri motivi, senza sintomi specifici. Una casualità che presenta conseguenze positive, perché in questo modo la malattia può essere individuata precocemente e curata con successo. Se riusciamo a intervenire durante le prime fasi della patologia, le guarigioni superano il 50%. Ma circa il 30% delle diagnosi avviene ancora in stadio avanzato. In questi casi, il tasso di sopravvivenza a 5 anni è del 12%, ma in graduale aumento grazie a terapie innovative”.  “Ad esempio cabozantinib – sottolinea Cristina Masini – è un nuovo inibitore delle tirosin-chinasi, che ha dimostrato di essere particolarmente efficace nei pazienti in fase metastatica. Svolge un’azione anti-angiogenica, riuscendo a fermare la formazione di vasi sanguigni. Il farmaco, che era già stato approvato per il trattamento del carcinoma renale avanzato negli adulti precedentemente trattati con terapia anti VEGF, da settembre dello scorso anno, è disponibile in Italia anche come trattamento di prima linea”.
Nel nostro Paese vivono più di 129mila persone con la diagnosi. “Nei tumori renali la chemioterapia è, storicamente, poco efficace – sottolinea il prof. Di Maio -. Un tempo la nefrectomia totale, cioè l’asportazione totale del rene, era un intervento indispensabile, oggi esistono tecniche chirurgiche che risparmiano parte del rene e, in caso di malattia metastatica, l’opportunità della chirurgia si valuta caso per caso. È tramontato il vecchio paradigma secondo il quale la massima asportazione di tessuto garantisce le migliori possibilità di cura. Quindi, oggi, abbiamo più armi da inserire in una strategia di cura che vede chirurgia, radioterapia, terapie mirate e immunoterapia, migliorando in maniera significativa la capacità di gestione complessiva della neoplasia metastatica. L’obiettivo è rendere cronica la malattia, garantendo una buona qualità di vita. Inoltre, la collaborazione multidisciplinare tra chirurghi, urologi, oncologi medici, radioterapisti, anatomopatologi, psico-oncologi e medici nucleari non deve essere più un’opzione ma un obbligo. Purtroppo sono ancora pochi sul territorio i team multidisciplinari dedicati, sul modello delle Breast Unit per il carcinoma della mammella. Da una medicina basata sul singolo specialista si deve arrivare alla scelta della migliore terapia attraverso la discussione condivisa e il confronto tra più professionisti”.
“Ansia, depressione, disturbi del sonno e più in generale distress emozionale sono frequenti fra i pazienti oncologici, inclusi quelli colpiti da tumore del rene – spiega Anna Costantini, Direttore Psico-Oncologia Ospedale Sant’Andrea di Roma –. Devono essere individuati precocemente per il loro effetto negativo, se non trattati, su qualità della vita, aderenza ai trattamenti, decorso della malattia e soddisfazione per le cure. Identificare pazienti a rischio di sofferenza emozionale permette di intervenire con programmi specifici di supporto psiconcologico nei reparti di oncologia, efficaci sia sulla sintomatologia ansioso depressiva, evitandone la cronicizzazione, sia sul miglioramento delle abilità di coping (fronteggiamento) verso la malattia, con conseguente rinforzo delle risorse interne ed esterne del malato e della sua famiglia. Un’indagine condotta nel 2018 dall’International Kidney Cancer Coalition, che ha coinvolto 1.400 pazienti con tumore del rene e 583 caregiver di 43 Paesi, ha evidenziato che ben il 96% dei malati riferisce che la malattia ha avuto un impatto psicosociale, ma solo il 50% ne ha parlato con il clinico. Da qui l’importanza di un approccio multidisciplinare per far emergere i bisogni non corrisposti di supporto”. “Il bisogno di salute del paziente con una diagnosi di neoplasia è superiore a quello della popolazione generale – continua la prof.ssa Costantini -. E persiste a lungo nel tempo, alla luce delle caratteristiche peculiari delle patologie oncologiche, dei loro effetti e delle specifiche esigenze terapeutiche ed assistenziali. Il concetto di guarigione psicologica non coincide sempre con quella fisica. E l’aiuto della psiconcologia consente ai pazienti, anche nei casi in cui non è possibile guarire dal tumore, di recuperare una qualità di vita piena e soddisfacente, forse diversa da prima della malattia ma non meno significativa da un punto di vista esistenziale e relazionale”.
“La pandemia dovuta al Covid-19 ha messo a dura prova le persone colpite dal cancro, che sono pazienti fragili per definizione – continua il prof. Di Maio -. Nei reparti sono state adottate molte precauzioni per tutelarli e i programmi di consegna a domicilio dei farmaci orali, utilizzati anche dai cittadini con tumore del rene, hanno consentito di ridurre l’accesso agli ospedali e il rischio di contagio. Si tratta di iniziative molto importanti per garantire la continuità terapeutica. Durante la pandemia, questi pazienti sono stati seguiti anche a casa, attraverso la telemedicina e la consulenza telefonica”.
In questo contesto, Ipsen aveva lanciato un servizio di consegna a domicilio su tutto il territorio nazionale del suo farmaco oncologico orale per i pazienti con carcinoma renale, per cercare di garantire la continuità terapeutica a pazienti oncologici.
La Giornata Mondiale contro il tumore del rene è un’occasione per ridurre i confini e migliorare la collaborazione tra associazioni dei pazienti, società scientifiche e istituzioni a livello globale. “L’obiettivo è avviare un processo di sensibilizzazione sulle regole della prevenzione, sui sintomi e sui fattori di rischio di questa neoplasia – conclude il prof. Di Maio -. Oltre alla sedentarietà, vi sono altre abitudini da correggere. Al fumo di sigaretta è attribuibile circa il 40% dei casi nei maschi e il 25% nelle donne. La diminuzione delle diagnosi negli uomini, registrata negli ultimi anni, è riconducibile proprio alla minore diffusione del tabagismo in questa parte della popolazione. Al contrario le donne continuano a fumare, da qui l’incidenza stabile nelle cittadine. Un ruolo particolare è attribuito anche al sovrappeso, a cui va ricondotto un quarto delle diagnosi. Un dato preoccupante se consideriamo che il 31,6% dei cittadini over 18 è in eccesso di peso e il 10,9% obeso. È stato stimato un incremento del rischio pari al 24% negli uomini e al 34% nelle donne per ogni aumento di 5 punti dell’indice di massa corporea. La lotta contro il cancro del rene parte dalla prevenzione e un ruolo chiave è svolto dalle campagne di sensibilizzazione e informazione”.

17 Giugno 2020
di intermedianews
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Coronavirus: metà rischio d’infezione per gli under 20

Roma, 17 giugno 2020 – Le persone con meno di 20 anni hanno metà del rischio di contrarre il Covid-19. Inoltre in poco meno dell’80% dei casi l’infezione risulta asintomatica. E’ quanto ha stabilito uno studio della London School of Hygiene and Tropical Medicine, pubblicato dalla rivista Nature Medicine. Sulla base di questi dati i ricercatori traggono la conclusione che la chiusura delle scuole potrebbe avere un effetto minore rispetto ad altre malattie respiratore sul controllo dell’epidemia. Il calcolo si basa sui dati dei contagi in sei paesi, Cina, Italia, Giappone, Singapore, Canada e Corea del Sud, utilizzando anche le stime di altre ricerche sui tassi di trasmissione e sulla gravità dei sintomi in base all’età. La proporzione di asintomatici è risultata del 79%, maggiore di quella della popolazione generale, che è del 69%, mentre il rischio di infezione è risultato metà nei giovani rispetto a quello degli over 20. Sulla base dei risultati del modello è stata poi simulato l’andamento dell’epidemia in 146 paesi del mondo per valutare l’effetto di una chiusura delle scuole di tre mesi. “Per infezioni come l’influenza abbiamo trovato che la chiusura delle scuole diminuisce il picco dell’incidenza del 17-35%, ritardandolo da 10 a 89 giorni – scrivono -. Per il Covid l’incidenza cala del 10-19%, e il ritardo è di 1-6 giorni”. Il modello, spiegano gli autori, ha immaginato diversi scenari con un diverso tasso di trasmissione da parte dei bambini.

15 Giugno 2020
di intermedianews
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ISS: è donna il 54% dei contagiati da Coronavirus

Roma, 15 giugno 2020 – Le donne muoiono meno di Covid rispetto agli uomini, tuttavia si ammalano più. Questa tendenza, inversa rispetto alle prime settimane della pandemia, risulta in continua a crescere. E’ quanto emerge dall’ultimo aggiornamento della Sorveglianza Integrata COVID-19 in Italia, a cura dell’istituto Superiore di Sanità (ISS) relativo al 10 giugno. Secondo il report oltre il 54% dei casi di Sars-Cov-2 in Italia riguardava soggetti femminili, a fronte del 46% di pazienti maschi. Nello stesso monitoraggio relativo al 13 marzo le donne erano appena il 39,7% dei casi, un mese dopo, il 13 aprile, era donna il 49,3% dei contagiati. Quindi il sorpasso e una percentuale ancora in salita al 53,7% il 13 maggio, per arrivare a superare il 54,2% dei casi il 10 giugno. Inoltre sempre secondo l’ISS le neomamme sono più a rischio depressione per effetti della pandemia. “E’ quindi cruciale supportare le donne a rischio di ansia e depressione così da garantire un trattamento efficace anche in caso di distanziamento sociale”. A spiegarlo sono le “Indicazioni di un programma di intervento per la gestione dell’ansia e della depressione perinatale nell’emergenza e post-emergenza Covid”, pubblicate sul sito ISS.