Souloncology

Oltre la malattia


Il Tempo Magico: un contenitore per i ragazzi in oncologia

Divertirsi mentre si fanno le terapie? Succede ai ragazzi ricoverati all’Istituto Tumori di Milano che aderiscono al progetto Il Tempo Magico: uno spazio – contenitore all’interno della Struttura complessa di Oncologia Pediatrica, creato e sostenuto dall’Associazione Bianca Garavaglia Onlus, dalla Fondazione Magica Cleme e da NEAR Continua a leggere


Progetto Arte per la Vita

Un evento di arte contemporanea uscita dalle sedi deputate ed approdata a inconsueto luogo espositivo, è il DONO di Paola Ambrogio, ventidue grandi olii destinati ai Pazienti del D.H. di Oncologia Medica dell’Azienda ospedaliera San Giovanni – Addolorata di Roma, grazie all’intermediazione del Progetto “Arte per la Vita”.
Oltre la pittura di storia e di paesaggio, la Artista porge Roma, i monumenti antichi e contemporanei rivisitati con occhio magico, luoghi incantati ma non inerti dove il lavoro crociato tra evocazione del passato e passione del presente si concretizza in significativi scorci simbolici di RIONI ROMANI, rasserenati da pittura tonale con chiarificata stesura della pasta pittorica, svelta la mano come a dibattere con il Tempo.

Armonia! “Donnesca grazia e più che mirabile” direbbe il Vasari citando il divino Ariosto dell’Orlando Furioso, nelle sue “Vite dei più eccellenti pittori, scultori, architettori” (1550):

 Le donne son venute in eccellenza
di ciascun’arte, ove hanno posto cura

 A questo percorso attiene la ricerca annosa e femminile che ha strutturato la personalità estetica della Artista che fissa la sua meraviglia in composizioni surreali che si animano di alberi parlanti, di acque lustrali e nascosti asclepiei. Già la Piramide, da oggetto futurista tra simbolismo ed evocazione geometrica, diventa cristallo e Lanterna di Luce.
Molti lavori danno eternità ai luoghi che si ha l’impressione di aver già attraversato con Scipione e Mafai. Ciò che sembra una modalità eclettica di raffigurare la Città, è la capacità di far emergere la vena perenne che sottende e lega tutti questi lavori con i luoghi: non solo la poetica della Artista, ma il GENIUS LOCI di questa città.

Sogno! Pittura figurativa onirica in uno spazio destinato alla cura e alla salute a ricordare che “i sogni gettano sprazzi di luce estremamente interessante sul problema del funzionamento complementare tra corpo e psiche”.
Il processo onirico della “incubazione” – dormire nel tempio – costituiva la terapia in grado di portare a guarigione, grazie ad apparizioni e epifanie del dio della medicina, Asclepio, in località dedicate alla pratica, anche galenica, del sogno terapeutico. Nel 291 a.c. i luoghi erano circa quattrocentodieci tra cui l’Isola Tiberina con prua che, ancor oggi biancheggia di travertino in un olio di Paola.

Nel D.H. di Oncologica Medica chi passerà, chi vorrà lanciare uno sguardo grazie al soccorso dell’arte contemporanea, abbandonerà la rappresentazione figurativa del mondo per una espressione più profonda del senso di sé, chiamato a completare il processo creativo attivando dei significati. Nascerà un dialogo multiplo tra artista, opera d’arte e spettatore. Quest’ultimo ormai interprete di ciò che vede, già diviene egli stesso autore/artista, evolvendo il proprio modo di pensare e rappresentare il mondo, e se stesso.

Così la pittura magica, il DONO di Paola Ambrogio, attiva relazioni umane, il senso dell’offerta e della reciprocità, connessioni tra scienze mediche chimiche farmaceutiche e discipline artistiche, richiamando al concetto di téchne introdotto da Ippocrate, e che riguarda l’arte quanto la scienza, e per arte egli intende la terapia, oltre la diagnosi e la prognosi.

Il luogo che accoglie, il D.H. di Oncologia Medica, evoca e indica l’arte non solo antidoto allo stress, ma come un sistema immunitario, nutrimento dello spirito: l’arte è taumaturgica. Alle pareti intanto i Rioni Romani di Paola Ambrogio, in allestimento permanente, sfaldano i confini dello spazio e dicono al visitatore:

ABBIAMO VINTO IL TEMPO, il chrònos esistenziale della cronologia e il kairòs, scrigno del nostro tempo interno, personale.

 Anna Giannandrea

Progetto “Arte per la vita” – Coordinamento nazionale:
Dr.ssa Licia Caprara tel. 0871 357751  cell. 338 8950940
licia.caprara@gmail.com

Mostra permanente di arte contemporanea
D.H. Oncologia Medica – Presidio Ospedaliero Addolorata
Via Santo Stefano Rotondo, 5/a – Roma


Scene di una vita di Francesca Falsetti

Chi sono? Per tanto tempo la risposta a questa domanda è stata semplicissima: sono un’ammalata. Ho il cancro. Questa condizione, giunta improvvisa, è stata in grado di sovvertire tutto l’ordine sociale. La donna, l’artista, l’insegnante, la fotografa, tutte le sfumature del mio io cangiante e da sempre creativo non esistevano più: la complessità del mio essere era cristallizzata in una dimensione parallela, racchiusa dentro un limite, ben visibile, doloroso, emarginante.

Come Alice nel Paese delle Meraviglie mi sono ritrovata troppo piccola nella stanza chiamata carcinoma ed ho capito che da sola era impossibile uscirne. Non ero più sana, ma ricordavo bene cosa volesse dire ed avevo una grande forza dalla mia parte: l’arte. Perché Arte è vedere la luce nel buio, la bellezza nella sofferenza, il colore nella monotonia.

Le forze erano talmente esigue, ma l’urgenza così forte che in me si formò, visita dopo anticamera, operazione dopo chemio, quello che poi divenne il mio diario fotografico: la sintesi dei miei pensieri, condensata negli scatti che realizzavano il mio nuovo sguardo sul mondo. Era cambiato il modo di vivere la mia vita, di vedere, di descrivere e quindi di capire. Fissavo in un’istantanea ogni nuovo passo verso la nuova me. Non sapendo ancora se sarebbe sopravvissuta, ma sicuramente sarebbe stata nuova. Nata anche un solo attimo prima della morte.

Attraverso l’Arte della scrittura e della fotografia, ma anche del saper cogliere le sfumature dei colori, la plasticità delle ombre e la poetica degli spazi, ho trovato le risposte per ricostruire il mio essere integra dopo la deflagrazione. L’ Arte ha suturato le ferite e, come un bottone, ha ricongiunto i mondi nei quali ero stata divisa come un ponte tra l’interno della mia sofferenza pieno di buio e l’esterno del mondo dei sani, pieno di luce. E così, quando ho raccolto tutti i “pezzi di me in pezzi, su fogli di carta sparsi” ho visto che erano un percorso: da dentro a fuori, dal dolore alla speranza.

Tanta sofferenza non poteva restare senza frutto.

Sentivo l’urgenza di condividere ciò che avevo scoperto, di svelare a quanti più possibile l’uscita dal labirinto. Sono sempre stata convinta che da soli non siamo in grado di costruire nulla: siamo animali sociali, abbiamo bisogno di condividere. Avevo solo un gomitolo di giorni inutili tra le mani, ma sapevo che con l’aiuto di chi avesse compreso l’importanza del mio messaggio, avrei potuto essere per gli altri quello che avevo sperato esistesse per me. Con questo spirito ed una manciata di fogli, parlai del mio progetto artistico con Silvana Dal Magro, a capo della Fondazione Bruno Maria Zaini di Bologna.

Trovai un entusiasmo ed un’energia incredibili. Così nacque “Interno notte. Esterno giorno. Scene di una vita.”
Quello che volevo era che il libro fosse un diario fotografico autobiografico e che non avesse nulla a che fare con le sequenze strazianti e descrittive, schematiche ed umilianti di altre pazienti che avevo letto. Doveva essere un dono.

Grazie all’aiuto di Paolo Milani per la parte grafica, lo scritto assunse la forma di un atlante illustrato del mio viaggio verso la consapevolezza. E la rinascita.

A lavoro finito la cosa più importante era riuscire a ricambiare il favore: rendere tutto il bene e tutta la forza che avevo ricevuto e molto di più, trasmettere il messaggio di energia e di speranza che in me nel tempo era cresciuto, visto l’evolversi positivo della malattia, raggiungere più persone possibili ed aiutarle a guarire! Decidemmo, quindi, di devolvere interamente tutti i proventi ricavati dalle vendite del libro per finanziare la ricerca contro il Cancro.

Chi sono ora? Ora che sembra improvvisamente tutto finito, sento ancora l’eredità di ciò che ho attraversato e potrei dire che mi sento una sopravvissuta. Come una galleria tra due paesaggi differenti, la malattia mi ha condotta da una consapevolezza di me ad un’altra. Il cancro miete sempre una vittima. E quella che ero non sono più.
Cosa resta della crisalide? La memoria del dolore, il senso di spaesamento, l’intima solitudine… ma è nata una farfalla!

Com’è dunque essere una farfalla? E’ vivere ogni giorno sentendosi come appesi ad un filo luminoso, lungo il quale si danza il proprio volo, oscillando verso l’alto e verso il basso, cucendo lo spessore della propria esistenza, sentendone la profondità e la leggerezza, abbellendo con i propri colori anche il campo più brullo. Consci che la vita è come un battito d’ali.


La via dell’Artista di Julia Cameron

La via dell’artista comincia dall’idea che l’espesssione artistica non sia qualcosa di artificiale o di innato, bensì la naturale direzione della vita di ognuno. Una direzione che va scoperta al di là delle paure, seguita amorevolmente, abbracciata con tutti noi stessi. Basta capire come mettersi in ascolto di se stessi. Continua a leggere