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Oltre la malattia


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Tumori: sigari e pipa non sono più sane delle sigarette

Roma, 23 febbraio 2018 – Fumare il sigaro o la pipa al posto della sigaretta non è scelta più salutare. Se le “bionde” sono nocive per l’organismo allo stesso modo sigari e pipe aumentano la mortalità per un tumore legato al vizio del fumo. E’ quanto sostiene una ricerca coordinata dal Center for Tobacco Products della Food and Drug Administration e pubblicata su Jama Internal Medicine. Lo studio ha monitorato la salute e le abitudini di oltre 357mila americani dal 1985 al 2011. Dall’analisi è emerso rispetto alle persone che non avevano mai fumato, quelle che ricorrevano regolarmente solo alle sigarette avevano il doppio del rischio di morire, per qualsiasi causa. Per loro anche una probabilità quadruplicata di decesso di un tumore legato al tabacco come quello del polmone, della vescica, dell’esofago, del pancreas, della laringe e della bocca. Ma coloro che affermavano di aver fumato solo sigari non erano esenti da problemi. Risultavano avere infatti un 20% di probabilità aumentata di morte per qualsiasi causa e un rischio di decesso del 61% più alto per un tumore legato al tabacco. I tassi per i fumatori di pipa erano altrettanto alti: questo gruppo aveva un rischio del 58% più elevato di morte per un cancro legato al tabacco rispetto ai non fumatori.


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Osservatorio Salute: in Italia troppe differenze tra i vari territori

Roma, 22 febbraio 2018 – L’Italia è un Paese dove si vive a lungo e che possiede una delle migliori assistenza sanitarie in Europa. Tuttavia le risorse impegnate in questo ambito sono tra le più basse registrate nel Vecchio Continente e sono necessari nuovi sforzi per preservare e rendere più equo e sostenibile il sistema sanitario nazionale. E’ questo, in estrema sintesi, il giudizio espresso dall’ Osservatorio Nazionale sulla Salute nelle Regioni Italiane e contenuto nel documento “Le disuguaglianze di salute in Italia”. Il report evidenzia le forti differenze riscontrate nel nostro Paese. Per esempio nel 2017 in Campania gli uomini vivono mediamente 78,9 anni e le donne 83,3, mentre nella Provincia Autonoma di Trento gli uomini mediamente sopravvivono 81,6 anni e le donne 86,3. Allargando lo sguardo a livello internazionale l’Osservatorio evidenzia anche le disuguaglianze maggiori rispetto al livello di istruzione si riscontrano per i sistemi sanitari di tipo mutualistico, dove si osserva che la quota di persone che sono in cattive condizioni di salute è di quasi 15 punti percentuali più elevata tra coloro che hanno titoli di studio più bassi. L’Italia ha il livello di disuguaglianza minore dopo la Svezia, avendo 6,6 punti percentuali di differenza tra i meno e i più istruiti. “I dati – commenta l’Osservatorio – testimoniano senza dubbio che la sfida futura del SSN sarà quella di contrastare le persistenti disuguaglianze con interventi e politiche urgenti. Tra questi i più rilevanti dovranno riguardare l’allocazione del finanziamento alle Regioni, attualmente non coerente con i bisogni di salute della popolazione; l’accessibilità alle cure, ancora molto difficile per alcune fasce di popolazione, da risolvere con soluzioni mirate a mettere in rete tutte le strutture, ospedaliere e territoriali, e governare centralmente gli accessi in base all’appropriatezza degli interventi e all’urgenza degli stessi”.


Tumore al seno metastatico: eventi e parole per smuovere “La Folla Immobile”

30 sagome di uomini e donne di varie età, poste su una piattaforma circolare. Da qualunque prospettiva le si osservi non se ne vede mai il volto. È una “Folla Immobile” e come tale distante ed indifferente, un muro di silenzio e solitudine. È l’installazione itinerante simbolo della campagna nazionale “Voltati. Guarda. Ascolta. Le donne con tumore al seno metastatico”, che ha l’obiettivo di stimolare la conoscenza nei confronti di questa fase della malattia cancerosa (il IV° stadio) per supportare al meglio le donne che ne sono colpite.

Non poche: 30.000 circa in tutta Italia, con un’età media di 54 anni ed una vita affettiva, sociale e professionale ricca ed intensa.
L’iniziativa, promossa da Pfizer in collaborazione con la Susan G. Komen italia e l’Associazione Europa Donna Italia, ha voluto far luce sulla vita delle pazienti che si sono raccontate in brevi testi, evidenziando il rapporto quotidiano con la malattia

Il tutto è stato progettato in un percorso di medicina narrativa: le donne si raccontano ed in qualche modo si liberano dal loro peso, offrono forza, speranza, coraggio ed informazioni ad altre pazienti, ai familiari, agli amici, ma anche ai medici, psicologi e terapeuti, nonchè alle istituzioni sanitarie con cui devono interagire, che troppo spesso rimangono ancorati a linguaggi complicati e tecnicismi, statistiche di sopravvivenza obsolete, burocrazia e inappropriatezza strutturale.

Fulcro della seconda fase dell’iniziativa, quella più propriamente divulgativa, “La Folla Immobile” con l’intento di catturare l’attenzione dei passanti e scuoterli dall’indifferenza ed inconsapevolezza circa il tumore al seno metastatico. Presso questa installazione sono stati distribuiti in forma gratuita dei libretti in formato “Millelire”, contenenti tre delle tante storie raccolte selezionate da una giuria di esperti: “Per sempre” di Paola, “Convivere con un leone” di Camilla e “La ginestra” di Patrizia .

Le stesse sono state lette ed interpretate direttamente in piazza, vicino all’installazione, da tre attrici testimonial dell’iniziativa, volti noti ed amati dal vasto pubblico come Michela Andreozzi, Emanuela Grimalda e Daniela Morozzi, le quali si sono prestate anche alla realizzazione di audioracconti pubblicati sul sito www.voltatiguardaascolta.it

Piazza Dante a Napoli, Piazza San Carlo a Torino e Piazza Minghetti a Bologna nel mese di ottobre hanno ospitato questi eventi caratterizzati anche da conferenze ed incontri con la presenza di esperti e protagoniste sul tema del tumore al seno metastatico, aperte al pubblico e alle domande.

L’iniziativa però non si ferma, non si deve fermare. Occorre continuare, affinché molte più persone possano fermarsi, voltarsi, guardare ed ascoltare, per poi condividere le parole, i sentimenti, le necessità di chi vive e convive con un tumore al seno al IV° stadio, affinché la “Folla Immobile” mostri il suo volto.
La campagna e la raccolta delle storie continua nel 2018. Per maggiori informazioni:

www.voltatiguardaascolta.it
https://www.facebook.com/voltatiguardaascolta


Storie di donne con tumore al seno metastatico: la vita cambia ma va avanti

Non conoscevo tale patologia e la partecipazione a questo evento mi ha obbligata a fermarmi, voltarmi ed ascoltare. Ho letto ed interpretato racconti di vita e malattia, storie di donne, forti, importanti, ma che trasmettono un grande coraggio ed amore per la vita. Quando mi trovo in un momento difficile penso a loro e vado avanti. Questa esperienza mi ha cambiata!”

I numeri del tumore al seno metastatico:

⦁ Ogni anno nel mondo, si registrano circa 1 milione 700 mila nuove diagnosi di tumore al seno.
⦁ Solo il 5-10% delle donne ha una diagnosi iniziale già in fase avanzata con metastasi.
⦁ Il 30% delle donne con diagnosi precoce può sviluppare in seguito metastasi.
⦁ In Italia la sopravvivenza da carcinoma mammario avanzato o metastatico è molto aumentata passando dai 15 mesi degli anni ’70 ai 58 mesi di inizio Duemila (fonte AIOM-AIRTUM).
⦁ Nel 2015, sono stati stimati globalmente 560.000 decessi causati da tumore al seno, oltre il 90% dei quali dovuto a metastasi.

http://www.medicinalive.com/generale/storie-donne-tumore-al-seno-metastatico-la-vita-cambia-va-avanti/


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Cancro: cuore a rischio per un paziente su tre

Roma, 21 febbraio 2018 – La chemioterapia può avere effetti molto negativi sul cuore e paziente su tre muore non di cancro ma a causa delle terapie oncologiche. E’ quanto ha evidenziato uno studio apparso sul Journal of the American College of Cardiology che ha analizzato le cause di decesso in 1807 pazienti sopravvissuti al cancro. E’ stato evidenziato che, a distanza di 7 anni, il 33% muore per disturbi cardiaci e il 51% per la malattia per la quale era in cura, cioè di tumore. Un problema che aumenta in presenza di cardiopatie silenti. “Spesso – sottolinea Nicola Maurea, direttore della Struttura Complessa di Cardiologia dell’Irccs Pascale di Napoli – mentre si è concentrati a eliminare il cancro, questi problemi non sono riconosciuti, o non vengono adeguatamente trattati”. Tutto ciò si potrebbe evitare se al momento della diagnosi si venisse presi in carico da una struttura cardioncologica, per individuare e trattare fattori di rischio come ipertensione, ipercolesterolemia, diabete, ma anche cardiopatia ischemica, aritmie, problemi tromboembolici. Inoltre, il paziente dovrebbe essere seguito da un team cardio-oncologico non solo durante il corso della malattia, ma anche per anni dopo la fine della chemio. Nella prevenzione cardioncologica entra a buon diritto anche l’alimentazione, “fondamentale per contrastare gli effetti cardiotossici di chemioterapia e cure biologiche”, spiega Michelino De Laurentiis, direttore della UOC di Oncologia Clinica Sperimentale del Pascale. Senza dimenticare l’attività fisica, conclude, “che gioca un ruolo fondamentale”.