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Oltre la malattia

16 Maggio 2024
di intermedianews
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Cancro del polmone: uno studente su tre ha fumato almeno una volta l’AIOT

In Italia un over 15 su cinque è un tabagista abituale e il vizio inizia spesso da giovanissimi. Infatti, il 36% degli studenti tra i 14 e i 17 anni ha fumato almeno una volta nella propria vita. Lo stesso vale per il 9% dei 11-13enni. Si tratta di un comportamento non salutare molto pericoloso e che può aumentare fino a 60 volte il rischio d’insorgenza di tumore polmonare. Perciò anche quest’anno l’AIOT (Associazione Italiana di Oncologia Toracica) ha promosso la campagna “Respiriamo Insieme”. E’ rivolta agli alunni delle scuole primarie e secondarie, ma anche alle loro famiglie e a tutto il personale delle Istituzioni scolastiche. Intende aumentare la consapevolezza dei danni provocati dal fumo attraverso un concorso che prevede la produzione di brevi cortometraggi, storie illustrate e opere d’arte. Per le scuole primarie il tema è stato “Niente fumo e tanto arrosto” e ha previsto la produzione di una poesia recitata o di una canzone in formato video. Il claim per le secondarie di primo grado è stato “Non gettare fumo negli occhi” e gli studenti hanno dovuto realizzare dei video promozionali. “Chi fuma non è un gallo, è un pollo” è stato invece il tema per le secondarie di secondo grado che gli alunni hanno creato per un’idea di campagna promozionale per la popolazione. I lavori inviati da tutta Italia sono stati in totale 66 (6 per la scuola primaria, 21 per la secondaria di primo grado e 39 per la secondaria di secondo grado).

I vincitori sono stati:

  • SCUOLA PRIMARIA – ex aequo IC Castel Frentano plesso di Sant’Eusanio del Sangro – Chieti  classi 2C e 4C – Istituto Scolastico Comprensivo di via Valletta Fogliano Vigevano – Pavia plesso Ada Negri classe 5A
  • SCUOLA SECONDARIA 1 GRADO – IC Bagnoli di San Pietro in Casale – Bologna classe 2A
  • SCUOLA SECONDARIA 2 GRADO – Istituto Grafico Giovanni Falcone di Asola – Mantova classi 5A e 5B

Tutti gli elaborati sono disponibili sul sito oncologiatoracica.it. E’ stato distribuito del materiale scientifico-divulgativo e in alcune scuole sono stati organizzati degli incontri di approfondimento della patologia con un oncologo. La premiazione dei vincitori si svolge oggi in un cerimonia on line.

“Il carcinoma polmonare rappresenta l’11% di tutte le nuove diagnosi di tumore nella popolazione generale – sottolinea il prof. Filippo de Marinis, Presidente AIOT e Direttore dell’Oncologia Toracica dello IEO di Milano -. E’ la prima causa di morte per neoplasia nei paesi industrializzati. In Italia si registrano oltre 35mila decessi l’anno e più di 44mila nuovi casi. L’incidenza risulta in continuo aumento anche a causa dell’inquinamento atmosferico e dell’esposizione ad agenti tossici di origine industriale. Non vi è dubbio però che il fumo e l’aumento costante del consumo di sigarette sta producendo effetti nefasti sulla salute pubblica. I prodotti a base di tabacco sono responsabili dell’85% di tutti i casi di neoplasia polmonare. La prevenzione primaria deve iniziare dai giovani e in un luogo strategico come la scuola”.
“Spesso le prime sigarette vengono accese dagli adolescenti negli intervalli tra una lezione e l’altra – prosegue la dott.ssa Ilaria Attili, medico oncologo della Divisione di Oncologia Toracica IEO di Milano -. Per questo siamo andati nelle classi e abbiamo tenuto delle lezioni di salute e benessere. L’iniziativa educazionale ha utilizzato le “armi” dell’arte, della creatività e della tecnologia. L’obiettivo è invogliare i giovani a non prendere mai un vizio che può durare tutta la vita. Al tempo stesso ci rivolgiamo anche al mondo degli adulti da dove, a volte, arriva il cattivo esempio”. “Attraverso gli studenti cerchiamo di raggiungere e sensibilizzare anche i loro parenti che magari fumano da anni – aggiunge Rossella Spinetti, Tesoriere AIOT -. Come AIOT abbiamo inoltre invitato il personale delle Istituzioni scolastiche a smettere con le sigarette, anche perché il cancro non colpisce solo chi fuma. E’ stato calcolato come il fumo passivo possa aumentare fino al 50% il rischio di tumore polmonare. Infine, attraverso la nostra iniziativa abbiamo informato sulle principali innovazioni diagnostico-terapeutiche. Oggi la gestione della neoplasia è cambiata drasticamente, rispetto al passato, e iniziamo a registrare i primi importanti progressi”.
“Respiriamo insieme” è giunta alla terza edizione e vede anche la partecipazione del Ministero della Salute nella Commissione Esaminatrice che ha valutato le opere migliori prodotte dagli studenti. “Siamo lieti di aver partecipato anche quest’anno al progetto promosso dall’AIOT – prosegue la dott.ssa Maria Costanza Cipullo, del Ministero dell’Istruzione-Referente per l’educazione alla salute e alla legalità -. Non è mai troppo presto per iniziare a sensibilizzare i giovani alla prevenzione delle gravi malattie. In particolare, la lotta al cancro può cominciare proprio a scuola attraverso il supporto di medici specialisti o di insegnati preparati ad affrontare un tema così delicato”.
“E’ con grande piacere che abbiamo sostenuto la campagna di AIOT – conclude, Antonio Modola Segretario Generale di Fondazione Roche -. Uno dei nostri obiettivi è rendere possibili attività divulgative e di sensibilizzazione rivolte alle nostre comunità. Una corretta informazione è il primo passo per ridurre l’impatto di malattie molto gravi e diffuse. Giovani che seguono stili di vita sani e consapevoli dell’importanza della prevenzione primaria delle patologie sono un ottimo investimento per il futuro”.

14 Maggio 2024
di intermedianews
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Un italiano su due segue una dieta, ma vince il “fai da te”

La metà degli italiani segue una dieta o sta attento a quello che mangia ma pochi si affidano a uno specialista. “Il 51% si attiene a una dieta o a un regime alimentare controllato, ma solo nel 19% dei casi a prescriverli è stato un professionista”, è la fotografia che emerge dall’indagine dell’Osservatorio Sanità di UniSalute, che insieme a Nomisma ha interrogato un campione di 1.200 persone sul loro rapporto con il cibo.

“La prima notizia è che sempre più italiani dichiarano di seguire una dieta o un regime alimentare controllato: se nella rilevazione effettuata nel 2021 erano meno di un terzo (29%), oggi sono ben il 51% – evidenzia il report – Questa percentuale è composta però solo per il 19% da chi si è affidato a uno specialista, come un dietologo o un nutrizionista, nonostante il 60% degli intervistati si dichiari interessato a farsi seguire da un professionista dell’alimentazione. Molti optano invece per il ‘fai-da-te’ o per il consiglio di amici e parenti (22%), mentre nel resto dei casi uno specifico tipo di alimentazione è stato suggerito dal medico di base (6%) o da un personal trainer (4%)”.

Ma perché seguire una dieta? “La motivazione più spesso citata è il sentirsi bene con se stessi (46%), insieme al volersi mantenere in forma e curare il proprio aspetto fisico (46%). In secondo piano, ma comunque importanti, ci sono le questioni legate alla salute: da chi vuole risolvere un problema di sovrappeso oppure obesità (29%), a chi cerca di fare prevenzione rispetto a malattie e altri disturbi (25%), o anche chi ha dovuto cambiare il proprio regime alimentare dopo aver riscontrato dei valori fuori norma nelle analisi del sangue (22%)”, evidenzia il report.

“In ogni caso, che sia a dieta o meno, quasi un italiano su due (46%) dice di aver mangiato in modo più sano ed equilibrato nell’ultimo anno, e il 55% ritiene le buone abitudini alimentari un aspetto fondamentale della propria salute. La dieta Mediterranea – si legge nel report – risulta molto diffusa, con il 45% che la indica come lo stile alimentare più simile al proprio. Seguono, a una certa distanza, le diete ipocaloriche (13%), alimentazioni personalizzate in base alle proprie esigenze specifiche (12%) e le diete iperproteiche (9%). Si descrive invece come vegano o vegetariano il 5% degli intervistati”.

13 Maggio 2024
di intermedianews
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In Italia un bimbo su 5 in sovrappeso e il 10% con obesità

In Italia, le bambine e i bambini di 8-9 anni in sovrappeso sono il 19% e con obesità il 9,8%, inclusi quelli con obesità grave pari al 2%. Sono i dati relativi al 2023 elaborati da Okkio alla Salute, il sistema di sorveglianza nazionale coordinato dal Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e promozione della salute (Cnapps) dell’Istituto superiore di sanità e presentati oggi. Dalla prima raccolta dati, avvenuta nel 2008/2009 ad oggi, il dato relativo al sovrappeso mostra un andamento significativo in diminuzione mentre l’obesità, dopo una prima fase di iniziale decremento, è risultata tendenzialmente stabile per qualche anno, con un leggero aumento nel 2023. La sorveglianza Iss ha coinvolto tutte le Regioni e Province Autonome e ha arruolato oltre 50mila bambine/i e altrettante famiglie.

I genitori hanno riferito che quasi 2 bambini su 5 non fanno una colazione adeguata al mattino, oltre il 50% consuma una merenda abbondante a metà mattina, 1 su 4 beve quotidianamente bevande zuccherate/gassate e consuma frutta e verdura meno di una volta al giorno. Il 37% mangia i legumi meno di una volta a settimana e più della metà mangia snack dolci più di 3 giorni a settimana. Inoltre un bambino su 5 non ha fatto attività fisica il giorno precedente l’intervista, più del 70% non va a scuola a piedi o in bicicletta e quasi la metà trascorre più di 2 ore al giorno davanti alla tv, al tablet o al cellulare. Gli indicatori sulle abitudini alimentari, così come quelli sull’attività fisica sono solo leggermente cambiati rispetto alla raccolta dati precedente (2019). Si mantiene stabile un gradiente geografico Nord-Sud con prevalenze di eccesso ponderale più elevate nei bambini residenti nell’Italia meridionale. Anche le condizioni socioeconomiche delle famiglie hanno un impatto sull’eccesso ponderale e sullo stile di vita in generale.

9 Maggio 2024
di intermedianews
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Studio: con cibi ultra-processati più rischi morte prematura

“Un maggiore consumo della maggior parte degli alimenti ultra-processati è collegato a un rischio di morte” prematura “leggermente più elevato”. E’ la conclusione a cui approda uno studio statunitense durato 30 anni e riportato sulla rivista ‘Bmj’. Le associazioni più forti sono state osservate dagli autori per prodotti pronti a base di carne, pollame e frutti di mare, bevande zuccherate, dessert a base di latticini e cibi per la colazione altamente trasformati.

I ricercatori che firmano lo studio – esperti di varie università e centri dalla Harvard TH Chan School of Public Health di Boston ad atenei di Brasile, Cina, Paesi Bassi – puntualizzano che non tutti i prodotti alimentari ultra-processati dovrebbero essere universalmente limitati, ma che i risultati dello studio “forniscono un supporto” alla possibile scelta di “limitare il consumo di alcuni tipi di alimenti ultra-processati per la salute a lungo termine”. Gli alimenti ultra-processati spesso contengono coloranti, emulsionanti, aromi e altri additivi e sono generalmente ricchi di energia, zuccheri aggiunti, grassi saturi e sale, ma mancano di vitamine e fibre. Prove crescenti li collegano a rischi più elevati di obesità, malattie cardiache, diabete e cancro all’intestino, ma pochi studi a lungo termine hanno esaminato i collegamenti con il rischio di morte per tutte le cause e per cause specifiche, soprattutto cancro.

Per colmare questo gap, i ricercatori hanno monitorato 74.563 infermiere registrate in 11 stati degli Stati Uniti nel Nurses’ Health Study (1984-2018) e di 39.501 professionisti sanitari di sesso maschile provenienti da tutti i 50 Stati Usa nell’Health Professionals Follow-up Study (1986-2018) senza storia di cancro, malattie cardiovascolari o diabete al momento dell’arruolamento. Durante un periodo medio di follow-up di 34 anni, i ricercatori hanno identificato 48.193 decessi. Rispetto ai partecipanti collocati nella fascia più bassa di consumo di cibo ultra-processato (in media 3 porzioni al giorno), quelli nella fascia più alta (in media 7 porzioni al giorno) avevano un rischio maggiore del 4% di decessi totali e un rischio maggiore del 9% di altri decessi, compreso un rischio maggiore dell’8% di decessi neurodegenerativi. Non è stata trovata associazione per i decessi dovuti a malattie cardiovascolari, cancro o malattie respiratorie.

In numeri assoluti, il tasso di morte per qualsiasi causa tra i partecipanti nel gruppo che consumava meno cibi ultra-processati e in quello nella fascia più alta di consumo è stato rispettivamente di 1.472 e 1.536 per 100.000 anni-persona. L’associazione tra consumo di cibo ultra-processato e morte variava a seconda dei gruppi alimentari specifici considerati ed era meno pronunciata dopo aver preso in considerazione la qualità generale della dieta, suggerendo che la qualità della dieta ha un’influenza più forte sulla salute a lungo termine rispetto al consumo di alimenti ultra-processati, notano gli autori.

8 Maggio 2024
di intermedianews
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Vaccinazioni Covid: Italia “maglia nera”, nel 2023 solo 13% vaccinati

Vaccinazioni Covid, “Italia maglia nera”. Nel 2023 siamo stati “uno dei Paesi europei con la più bassa copertura vaccinale, il 13% circa. La conseguenza: 10mila decessi e 82mila ricoveri, soprattutto tra anziani e pazienti fragili, come malati cronici e immunodepressi, il più delle volte non vaccinati”. Lo denunciano Siti e Simit, le società scientifiche di igienisti e infettivologi, che dettano 5 “azioni urgenti” per prepararci alla prossima campagna vaccinale. “L’obiettivo è raggiungere il 75% dei pazienti fragili”, spiegano, invitando a definire una strategia di “prevenzione sartoriale” con l’offerta di “un vaccino ‘giusto’ per ogni singolo paziente” e soprattutto a giocare d’anticipo: target, tempi e modi della campagna 2024-2025 vanno definiti “entro questo mese di maggio”, ammoniscono gli esperti.

“Il tasso di copertura vaccinale contro Covid-19 nell’ultimo anno è rimasto particolarmente basso”, segnalano la Società italiana d’igiene, medicina preventiva e sanità pubblica e la Società italiana di malattie infettive e tropicali: “Sono state somministrate poco più di 2 milioni di dosi. Ipotizzando anche che i destinatari siano stati solo soggetti anziani e fragili, il tasso di copertura in queste popolazioni resta fermo” appunto “al 13%, uno dei livelli più bassi in Europa, come riportano i dati dell’Ecdc”, Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie. Un “quadro che ha disatteso gli obiettivi posti dalla Circolare del ministero della Salute del 14 agosto 2023”, osservano Siti e Simit, che nel documento ‘Proposte di azioni urgenti per la prossima campagna vaccinale Covid-19 in Italia’ esortano a correre ai ripari.

Il documento congiunto Siti-Simit si propone come “punto di partenza per accendere i riflettori sulla campagna vaccinale della prossima stagione 2024-25. L’obiettivo da perseguire – premettono igienisti e infettivologi – è incrementare la copertura vaccinale contro il Covid-19 sino ai livelli dell’antinfluenzale: minimo 75% nel target per età e nei soggetti a rischio”. Per riuscirci, gli specialisti indicano “5 azioni da avviare quanto prima”.

Cinque azioni per i fragili:

  • Definire entro il mese di maggio le popolazioni target, i tempi e le modalità di svolgimento della campagna vaccinale, possibilmente raccomandandola anche nel Piano nazionale prevenzione vaccinale (Pnpv);
  • garantire l’approvvigionamento delle scorte a tutti i canali di offerta della vaccinazione (medici di medicina generale, ambulatori territoriali e ospedalieri, farmacie, Rsa);
  • garantire una fornitura di tutti i vaccini disponibili (a mRna e proteico adiuvato) per salvaguardare la scelta del vaccino più opportuno in ogni condizione;
  • intraprendere azioni formative e informative sugli operatori sanitari coinvolti nella campagna vaccinale, ricordando anche le opportunità della co-somministrazione;
  • informare la popolazione su tempi e modalità di svolgimento della campagna, oltre che sull’importanza della prevenzione nei soggetti fragili per età e/o condizione di rischio”.

“Una scorretta e non incisiva informazione, insieme ad una non brillante organizzazione, ci pone come maglia nera europea per la protezione di anziani a fragili – afferma Roberta Siliquini, presidente Siti – Ci auguriamo che, con il contributo di tutti, la prossima campagna vaccinale possa risultare più efficace nel prevenire una patologia che, per questi soggetti, rimane di importante severità. E’ necessario, inoltre, poter garantire un accesso equo a tutti i diversi vaccini disponibili nell’ottica di una prevenzione personalizzata”.

“Ad oggi il Covid-19 rappresenta ancora una minaccia per il Servizio sanitario nazionale, pur non essendo più un’emergenza come negli scorsi anni – dichiara Roberto Parrella, presidente Simit – I numeri relativi a decessi e ospedalizzazioni, con una concentrazione di casi con un grado di severità moderato e grave nelle popolazioni più anziane e con condizioni di aumentato rischio (patologie croniche, immunodepressione), sono eloquenti, senza dimenticare le possibili conseguenze come il Long Covid. La vaccinazione resta lo strumento più efficace per la prevenzione della malattia ed è importante che venga effettuata nei mesi iniziali della stagione autunnale, prima di un possibile periodo critico di diffusione del virus come già accaduto negli anni scorsi”.