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Oltre la malattia

29 Giugno 2022
di intermedianews
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Analisi del valore sociale generato dalle associazioni di volontariato del tumore al seno

Milano, 29 giugno 2022 – Si arricchisce quest’anno di nuove esperienze ed interlocutori l’Analisi del Valore Sociale Generato dalle Associazioni di Volontariato del Tumore del Seno”, promossa da Europa Donna Italia con il supporto di PwC Italia.

La presentazione dell’Analisi 2021 è avvenuta oggi a Milano in Torre PwC alla presenza di: Emanuele Monti, Presidente Commissione Sanità Regione Lombardia, Rosanna D’Antona, Presidente Europa Donna Italia, Francesco Ferrara Partner PwC Italia, ESG Leader, Gaia Giussani, Director ESG PwC Italia, e di Vanessa Pallucchi, Portavoce Forum Terzo Settore.

“Il Rapporto ci offre la fotografia di un anno particolare, lacerato dalle restrizioni da Covid-19, laddove tante associazioni hanno scelto di continuare ad essere in trincea perché i percorsi di prevenzione e cura del tumore alla mammella non fossero lasciati indietro. Numeri importanti, che testimoniano plasticamente cosa significhi essere al fianco delle donne nella lotta contro questa patologia, dando voce alle paure e alle speranze di ognuna di esse, affiancando le loro famiglie, la comunità di medici e operatori sanitari coinvolti nel percorso terapeutico.” – commenta nell’introduzione al report Maria Elisabetta Alberti Casellati, Presidente del Senato.

Rosanna D’Antona, Presidente di Europa Donna Italia, spiega: «La voce delle pazienti è diventata parte del sistema sanitario, ma non faremmo un buon lavoro se, concentrandoci solo sulle pazienti, non ci impegnassimo nel consolidare le relazioni con tutti gli altri stakeholder del sistema sanitario per comprendere cosa si attendono dalla collaborazione con le associazioni pazienti presenti in tutte le regioni italiane. Le loro voci raccolte nell’Analisi 2021 ci restituiscono la qualità e l’importanza di quello che facciamo e ci aiutano a capire come possiamo essere sempre più integrate ed utili per fare scelte giuste e appropriate».

Chi sono i volontari 2021? Il profilo è ben delineato dall’Analisi, racconta Gaia Giussani, ESG Director PwC Italia.  Sono 4.533, con un’età media di 54 anni, donne in oltre otto casi su dieci e nel 2021 hanno dedicato al volontariato oltre 285 mila ore.  Un ritratto dinamico, al passo con le esigenze indispensabili oggi per supportare le attività delle Associazioni pazienti, come provano i numeri. Lo scorso anno, il 62% dei volontari ha dedicato 2,8mila ore alla formazione in materia di advocacy, accoglienza, contabilità, management del terzo settore, fundraising, innovazioni terapeutiche e sperimentali, bisogni e problemi dei familiari e ruolo del caregiver, restituendo un quadro di volontarie professionali e preparate, in altre parole un interlocutore qualificato per contribuire alle scelte di istituzioni e società scientifiche. Nel 2021, le 142 associazioni che hanno partecipato all’analisi hanno raccolto più di 9.201.000 euro. Il 5% di questi fondi è rappresentato dalle quote associative (quest’anno la rete conta 101.403 soci iscritti), ovvero quote che persone fisiche o altre associazioni versano per aderire all’associazione stessa.

Questo valore fa riferimento al 60% delle associazioni che hanno risposto al questionario e quindi, immaginando di aver ricevuto il 100% delle risposte, si può ritenere che la somma rilevata possa essere molto superiore a quella dei 9 milioni indicata dalla rilevazione. La rilevazione, fin dalla sua prima edizione, è stata condizionata dalla variabile pandemica sia perché le attività sono mutate o sono state sospese, sia perché in alcuni casi le sedi sono rimaste inaccessibili e quindi i dati potrebbero essere inferiori alla realtà. Per questo i numeri sono ancora più significativi.

Francesco Ferrara, Partner PwC Italia e ESG Leader spiega: “PwC ha supportato Europa Donna Italia su quattro aree di lavoro: l’ampliamento del perimetro di rendicontazione, le attività di engagement degli stakeholder, l’analisi della qualità dei dati e la valorizzazione e il consolidamento delle informazioni. Il supporto offerto nella misurazione del valore generato è coerente con il nostro purpose: rappresenta il nostro modo di contribuire all’individuazione di soluzioni virtuose in contesti complessi, mettendo a disposizione le nostre competenze e accompagnando le organizzazioni in un percorso di consapevolezza del proprio operato, attraverso metodologie strutturate e consolidate, a beneficio di tutta la società”.

“L’analisi del valore generato da Europa Donna si arricchisce quest’anno del prezioso punto di vista degli interlocutori istituzionali, a testimonianza della volontà di EDI di redigere un Report non autoreferenziale, ma che rappresenti un’opportunità di dialogo costruttivo tra i diversi attori pubblici e privati che operano nella lotta contro il tumore al seno”. A tale proposito “Regione Lombardia – dichiara Emanuele Monti, Presidente della Commissione Sanità e Politiche Sociali al Pirellone – ha capito prima di tutti l’importanza di creare una sinergia con le associazioni di volontariato tanto che nella recente riforma sanitaria abbiamo rimarcato la centralità delle realtà come Europa Donna che garantiscono un contributo indispensabile al sistema di cure lombardo soprattutto nell’ambito della prevenzione e della diagnosi precoce”.

Il team multidisciplinare delle Breast Unit e dei loro coordinatori, sono interlocutori importanti per le Associazioni che svolgono la loro attività nei centri di cura e per questo, il loro coinvolgimento è stato decisivo per “misurare” il valore percepito dalle strutture che l’associazione offre in un centro di senologia multidisciplinare. E a questo proposito Lucio Fortunato, Direttore del Centro di Senologia, Azienda Ospedaliera San Giovanni-Addolorata di Roma, aggiunge “I bisogni delle donne con diagnosi di tumore al seno sono enormi e spesso ancora insoddisfatti, ed è per questo che abbiamo bisogno non solo di “Task force” multidisciplinari per curare, ma anche di terapie e servizi complementari dove l’apporto delle associazioni di volontariato è davvero indispensabile”. Nel 2021, però si è osservato un loro minor accesso a causa delle restrizioni Covid. Anche l’attività formativa non ha ancora raggiunto i livelli pre-pandemia ma nell’ultimo anno è comunque aumentata coinvolgendo il 56% dei dipendenti, contro il 6% dello scorso anno.

Oggi si racconta di impegno forte e costante di cittadini che si prendono cura di un bene comune come la salute, promuovendo un modello di società in cui le persone, in questo caso le donne colpite dal tumore al seno, non siano lasciate sole nella difficoltà. L’attività di Europa Donna Italia rappresenta un importante contributo al rafforzamento del Terzo settore italiano e un arricchimento per tutto il tessuto sociale italiano” – aggiunge la Portavoce del Forum del Terzo Settore Vanessa Pallucchi.

Le associazioni che hanno partecipato all’Analisi del valore 2021 rappresentano il 79,8% della rete di Europa Donna Italia (nel 2020 il tasso di risposta ai questionari era stato del 58,5%) inclusi 22 comitati A.N.D.O.S. (Associazione Nazionale Donne Operate al Seno) che anche quest’anno hanno contribuito all’analisi.

“Va quindi sottolineato un ringraziamento a tutte le associazioni che, si dedicano a far sentire meno sole le donne durante la malattia e per la diffusione della cultura della prevenzione alla diagnosi precoce svolta dalla rete associativa di Europa Donna Italia.” Conclude Loredana Pau, Vicepresidente Europa Donna Italia.

 

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23 Giugno 2022
di intermedianews
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ISTAT: “Nel 2021 italiani meno “soddisfatti” della propria salute”

23 giugno 2022 – Sul proprio stato di salute l’81,0% degli individui di 14 anni e oltre esprime un giudizio positivo (molto o abbastanza soddisfatti) anche se il dato è in lieve diminuzione rispetto al 2020 (81,6%), in particolare nelle classi di età 45-54 (dall’86,0% all’84,0%) e 65-74 anni (dal 74,4% al 71,9%). È quanto rileva l’Istat nel suo focus sulla soddisfazione degli italiani per le condizioni di vita nel 2021.

Nel complesso, la soddisfazione per la salute diminuisce al crescere dell’età e raggiunge il minimo nella classe dei 75enni e più (59,1%). Le donne dichiarano una soddisfazione minore degli uomini: sono molto o abbastanza soddisfatte per il proprio stato di salute nel 78,8% dei casi rispetto all’83,2% degli uomini. La differenza tra i sessi è marcata nella classe degli over 75. La soddisfazione per il proprio stato di salute è più alta al Nord che nelle altre ripartizioni: l’82,5% contro il 78,4% del Mezzogiorno. Il Centro presenta una quota di persone molto o abbastanza soddisfatte pari all’81,6%. In questo ambito, rispetto al 2020 si ha una flessione della quota di persone soddisfatte soprattutto al Nord. Nel complesso nel 2021 è in aumento la quota di persone di 14 anni o più soddisfatte per la propria vita nel complesso (+1,7 punti percentuali rispetto al 2020), con l’eccezione dei giovani di 14-19 anni. La crescita è stata più elevata della media tra gli ultrasettantacinquenni.

 

21 Giugno 2022
di intermedianews
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Smog, polveri sottili, dai polmoni finiscono nel cervello

21 giugno 2022 – Le polveri sottili e più in generale lo smog dai polmoni trovano la via verso il cervello e ciò potrebbe spiegare il nesso tra inquinamento e aumentato rischio di disturbi neurologici e malattie come la demenza. È quanto emerge da una ricerca pubblicata sulla rivista Pnas: Il viaggio delle particelle tossiche dai polmoni al cervello potrebbe avvenire attraverso il sangue, spiega un team internazionale di esperti dell’Università di Birmingham e di istituti di ricerca cinesi. Gli scienziati hanno trovato diverse particelle fini nei fluidi cerebrospinali umani prelevati da pazienti che avevano sofferto di disturbi cerebrali, scoprendo un processo che può portare sostanze tossiche nel cervello. L’inquinamento atmosferico è un cocktail di molti componenti tossici, ma il particolato (PM, in particolare le particelle fini ambientali come PM2,5 e PM0,1) è il più preoccupante in termini di effetti dannosi per la salute.

Le particelle ultrafini, in particolare, sono in grado di sfuggire ai sistemi di protezione dell’organismo, comprese le cellule immunitarie sentinella e le barriere biologiche. Recenti studi hanno rivelato un forte legame tra alti livelli di inquinamento atmosferico e una marcata neuroinfiammazione, cambiamenti simili all’Alzheimer e problemi cognitivi negli anziani e persino nei bambini. Il team di scienziati ha scoperto che le particelle inalate possono entrare nel flusso sanguigno, raggiungendo infine il cervello e provocando danni alla barriera ematoencefalica e ai tessuti circostanti. Una volta nel cervello, le particelle sono difficili da eliminare e vengono trattenute più a lungo rispetto ad altri organi. “I dati suggeriscono che un numero fino a otto volte superiore di particelle fini può raggiungere il cervello viaggiando dai polmoni, attraverso il flusso sanguigno, piuttosto che passando direttamente dal naso – aggiungendo nuove prove sulla relazione tra l’inquinamento atmosferico e gli effetti dannosi di tali particelle sul cervello”, commenta Iseult Lynch, coautrice, dell’Università di Birmingham.

14 Giugno 2022
di intermedianews
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Servizio sanitario: in 10 anni tagliati 25mila posti letto e 42.380 dipendenti. “Serve un ospedale adeguato ed esteso al territorio per evitare il collasso”

Roma, 14 giugno 2022 – Il progressivo depotenziamento dell’assistenza ospedaliera del nostro Paese è nei numeri. In dieci anni (2010-2019), gli istituti di cura sono diminuiti da 1.165 a 1.054, con un taglio di circa 25mila posti letto di degenza ordinaria (da 215 mila a 190 mila). Non solo. Il personale dipendente del Servizio Sanitario Nazionale è diminuito di 42.380 unità (da 646.236 a 603.856) e il definanziamento della sanità ha raggiunto i 37 miliardi. La pandemia ha mostrato la debolezza del sistema e l’attuale crisi dei Pronto Soccorso non è altro che il risultato di anni di tagli e la punta dell’iceberg di un sistema ospedaliero in affanno. E le proposte di riforma della medicina territoriale (Decreto Ministeriale 71) sono insufficienti a colmare le gravi lacune sempre più evidenti, che rischiano di compromettere la qualità dell’assistenza. L’esigenza di avvicinare le cure all’ambiente di vita dei pazienti non può essere soddisfatta semplicemente con la creazione di nuove strutture, le cosiddette Case di Comunità (una ogni 50mila abitanti), definizione peraltro impropria in quanto non di comunità si tratta bensì di popolazione, o peggio i Distretti sanitari (uno ogni 100mila abitanti), come previsto dal DM 71. Per questo serve un nuovo modello, in cui territorio e ospedale siano interconnessi. A partire da un ospedale “adeguato”, che sia esteso al territorio, ridefinendo i parametri che finora ne hanno caratterizzato l’organizzazione e che risalgono al 1968. È quanto chiede il “Forum delle Società Scientifiche dei Clinici Ospedalieri e Universitari Italiani” (FoSSC), oggi in una conferenza stampa virtuale, con l’intervento di Walter Ricciardi (Membro del Consiglio Esecutivo dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e Presidente del ‘Mission Board for Cancer’ dell’Unione Europea).

“Concordiamo sulla necessità di potenziare la medicina del territorioafferma Francesco Cognetti, Coordinatore del Forum -, ma riteniamo che non sia sufficiente per risolvere i problemi dell’ospedale, a partire dalle liste di attesa e dal collasso dei Pronto Soccorso: i problemi più evidenti che sono all’onore delle cronache rappresentano la parte immediatamente visibile di una sofferenza ben più ampia, che coinvolge l’intero Servizio Sanitario Nazionale e che si sta già progressivamente manifestando in tutta la sua drammaticità. A tale proposito, le soluzioni da prospettare non devono avvenire isolatamente, ma in una logica di sistema. Va superata la storica dualità fra ospedale e territorio, a favore di un unico sistema di servizi interconnesso, continuo e complementare in cui prevalga l’idea di ospedale esteso al territorio e adeguato alle necessità della popolazione, avendo ben presente la sua complessità scientifica, clinica e organizzativa. Per questo vanno rivisti completamente i parametri organizzativi dei nosocomi sanciti con il Decreto Ministeriale 70 (DM 70 del 2 aprile 2015), di cui auspichiamo una profonda e radicale revisione. Chiediamo che l’Ospedale venga ripensato in ragione delle esigenze epidemiologiche che sono chiaramente mutate negli ultimi anni, le cui risposte necessitano di provvedimenti sia quantitativi che qualitativi. È necessario che il numero di posti letto di degenza ordinaria cresca ben oltre i 350 per 100.000 abitanti odierni fino a raggiungere almeno la media europea di 500. Anche il numero di posti letto di terapia intensiva deve superare i 14 posti letto, peraltro rimasti sulla carta e mai raggiunti, per raggiungere almeno i 25 per 100.000 abitanti”. Apprendendo dalla lezione della pandemia è necessario anche prevedere aree di terapia semi-intensiva sia nel Dipartimento Medico che nel Dipartimento d’Emergenza.

È inoltre reale il rischio che l’attivazione di strutture territoriali in assenza di adeguato personale medico comprometta il sistema delle cure primarie, definito addirittura già da una Convenzione Internazionale e svolto attraverso il medico di medicina generale con la presa in carico di tutti i cittadini davvero in prossimità della loro soglia di residenza. Le cure primarie infatti hanno nulla o poco a che fare con i Servizi Territoriali, rappresentano invece la prima occasione di contatto degli individui e delle famiglie con il Sistema Sanitario e costituiscono il primo elemento di un processo continuo di assistenza sanitaria, un settore ben definito da preservare ed anzi da potenziare. “È in atto, inoltre, un progressivo appannaggio di prestazioni a favore del privato rispetto al pubblico che viene così depauperato – continua il Prof. Cognetti -. Come ha ribadito Papa Francesco nella recente udienza con i dirigenti di ‘Federsanità’, ‘occorre confermare l’importanza del sistema di sanità pubblica e per ridurre le disuguaglianze in tema di salute occorre lavorare perché tutti abbiano accesso alle cure, il sistema sanitario pubblico sia sostenuto e promosso, e continui ad essere gratuito. Tagliare le risorse per la sanità rappresenta un vero e proprio ‘oltraggio’ all’umanità’. Queste le dure e solenni affermazioni del Santo Padre che rappresentano un monito per tutti”.

Gli operatori sanitari sono inadeguati in rapporto alla popolazione del nostro Paese: i medici specialisti ospedalieri sono circa 130mila, 60mila unità in meno della Germania e 43mila in meno della Francia. In Italia, come evidenziato in un recente articolo pubblicato su “The Lancet”, l’emorragia dei camici bianchi riguarda anche i medici di medicina generale: sono circa 40.700, ma ogni anno 3000 vanno in pensione. E si assiste a un consistente esodo di medici neolaureati e specializzandi, perché all’estero gli stipendi e le condizioni di lavoro sono nettamente migliori. “La nuova articolazione delle cure territoriali delineata dal DM 71, pur altamente auspicabile, presenta un assetto ed un modello corrispondente ad una filosofia comunitaria anzi addirittura di popolazione (50.000/100.000 cittadini utenti) che appiattisce la diversità e la complessità della moderna domanda di salute e sembra completamente slegata dall’ambito ospedaliero con il quale invece dovrebbe strutturalmente collaborare – spiegano le 30 Società Scientifiche riunite nel Forum –. La sensazione, anzi la convinzione confermata dai fatti, è che si voglia investire sulle strutture più che sulle persone. In realtà il sistema è vicino al collasso. Non basta la costruzione di nuovi edifici, come le Case di Comunità, che non rispondono affatto all’idea di prossimità delle cure e rischiano di restare cattedrali nel deserto senza alcun collegamento con l’ospedale. La prossimità non è un semplice criterio geografico.  Il DM 71 inoltre delinea una controriforma, perché riduce al minimo la funzione del medico di famiglia, che cessa di essere uno dei pilastri del sistema e viene minato nella sua efficienza ed operatività nelle cure primarie. Inoltre attribuisce, almeno in parte, le cure primarie alle cosiddette Case di Comunità, cioè a strutture poliambulatoriali che di fatto rappresentano un diverso setting assistenziale principalmente dedicato all’assistenza di pazienti cronici stabilizzati ma anche eventualmente ad altre molteplici attività”. “E preoccupano iniziative come quella della Regione Lombardia, che ha annunciato di avviare una sperimentazione per favorire la supplenza ‘organizzativa’ degli infermieri nei confronti dei medici di medicina generale – affermano le Società Scientifiche -. Si tratta di una risposta confusa, sbagliata e quasi disperata al problema della grave carenza di personale. Rivolgiamo un appello al legislatore perché consideri contestualmente la riforma dell’assistenza territoriale e di quella ospedaliera”. “Oltretutto non si ottiene l’auspicata diminuzione degli accessi a bassa priorità nei Pronto Soccorso solo con il potenziamento del territorio, su cui vanno ridistribuite le istanze cliniche meno acute – sottolineano le Società Scientifiche -. Serve un cambiamento culturale. Ciò che è territoriale deve essere considerato pre e post-ospedaliero, in una visione integrata delle due realtà. Resta infatti il problema delle acuzie, comprese quelle ricorrenti nel paziente cronico: questo tipo di assistenza richiede competenze e tecnologie che non rientrano nelle Case di Comunità. Con l’esclusione di una minima parte di casi e per evitare incidenti potenzialmente gravissimi, la sede della valutazione di questi pazienti resta l’Ospedale, in particolare il Pronto Soccorso”.

La pandemia ha evidenziato una doppia criticità: l’assenza del territorio e l’insufficienza dell’ospedale. E quest’ultima non corrisponde alle mancanze del territorio, perché contiene un’enorme quota di bisogni clinici, tecnologici e di competenze specifiche, che stanno diminuendo sempre di più nei nosocomi.

“Il parametro dei posti letto non deve più essere considerato statico, ma dinamico in relazione alle necessità – spiegano le Società Scientifiche -. I posti letto dovranno essere assegnati alle singole discipline mediche e chirurgiche e calcolati sulla base dei dati di prevalenza delle varie patologie. Serve anche un investimento nelle discipline mediche. Chiediamo una crescita numerica consistente dei medici specialisti ospedalieri, tale da raggiungere gli standard di altri Paesi europei occidentali, ed un aumento della stessa entità del personale infermieristico. Il sistema complessivo dovrà configurare una sorta di logica dipartimentale con l’idea del vero e proprio ospedale (generale o specialistico classicamente inteso), che si estende funzionalmente anche alle realtà sanitarie territoriali. Ci rendiamo conto che rivedere il DM 70, come da nostre proposte, implichi una crescita di spesa per il fondo sanitario. È infatti impossibile ripensare i nosocomi, accrescerne la funzionalità e incrementare il loro grado di adeguatezza con il bisogno di cura della popolazione a invarianza di costo. Se si entra nella logica della ri-spedalizzazione, è necessario passare dal risparmio all’investimento. Rivendichiamo un ragionevole rifinanziamento della spesa ospedaliera, ma nello stesso tempo ci rendiamo disponibili a ricercare con le Istituzioni un accordo di sostenibilità per eliminare diseconomie, superare disorganizzazioni, ridurre gli sprechi tuttora largamente esistenti a livello locale, in una parola per trovare soluzioni che consentano, a seguito di una crescita della spesa, di garantire un valore aggiunto”.

9 Giugno 2022
di intermedianews
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Obesità: con chirurgia bariatrica -32% rischio di cancro

9 giugno 2022 – Negli adulti gravemente obesi perdere peso con la chirurgia bariatrica riduce del 32% il rischio di sviluppare un cancro. Diminuisce inoltre del 48% la morte correlata ad un tumore rispetto a coloro che non si sottopongono a questa metodica. È quanto ha stabilito un recente studio statunitense guidato da Ali Aminian, del Cleveland Clinic’s Bariatric & Metabolic Insitute (USA). La ricerca è stata pubblicata sulla rivista JAMA.

Per lo studio, denominato SPLENDID, il team ha incluso più di 30mila pazienti, di cui 5.035 con obesità e che si sono sottoposti a chirurgia bariatrica tra il 2004 e il 2017. I benefici della chirurgia sono stati osservati su un’ampia varietà di pazienti, uomini, donne, giovani, anziani e in diversi tipi di interventi, dal bypass gastrico, alla gastrectomia verticale parziale, al bendaggio gastrico. Dopo dieci anni, il 2,9% dei pazienti che si era sottoposto a chirurgia e il 4,9% dei pazienti che non si era sottoposto a intervento avevano sviluppato un tumore associato all’obesità. Inoltre, sempre dopo dieci anni, era morto di cancro lo 0,8% dei pazienti che si era sottoposto a chirurgia bariatrica, contro l’1,4% dei pazienti che non aveva subito l’intervento chirurgico. Con la chirurgia bariatrica, attualmente il più efficace trattamento per l’obesità, “i pazienti possono perdere dal 20 al 40% del peso corporeo e la perdita di peso si può mantenere nel tempo per decenni”, sottolinea Aminian. “Secondo l’American Cancer Society, l’obesità è seconda solo al tabacco come causa prevenibile di cancro negli Stati Uniti. Questo studio fornisce la migliore evidenza possibile sul valore della perdita di peso intenzionale per ridurre il rischio di cancro e la mortalità”, ha dichiarato Steven Nissen, Chief Academic Officer dell’Heart, Vascular and Thoracic Institute, autore senior dello studio.