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Oltre la malattia

5 Giugno 2020
di intermedianews
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Cancro al colon-retto, approvata in Europa la prima terapia target

Circa il 10% dei pazienti con tumore metastatico presenta la mutazione BRAF V600E. Da oggi per loro esiste una possibilità di trattamento mirato in grado di aumentare la sopravvivenza, grazie alla combinazione di encorafenib e cetuximab.

I pazienti europei con tumore del colon-retto metastatico che presentano una mutazione nel gene BRAF (BRAF V600E) hanno una possibilità di cura in più. La Commissione europea ha infatti dato via libera alla prima terapia mirata per questo tipo di neoplasia: la combinazione di due farmaci, encorafenib e cetuximab. L’approvazione riguarda i pazienti adulti che hanno già ricevuto una precedente terapia sistemica.

Il tumore del colon-retto con mutazione di BRAF
Il tumore del colon-retto è il secondo più frequente nella popolazione italiana. Nel 2019, ci sono stati 49 mila nuovi casi, mentre 480 mila persone vivono con una diagnosi pregressa. Si stima che tra l’8% e i 12% chi ha un tumore avanzato o metastatico presenti mutazioni BRAF, considerate un fattore di prognosi sfavorevole per questi pazienti. La mutazione V600E è la più frequente tra le mutazioni BRAF e il rischio di mortalità di chi la presenta è più che raddoppiato rispetto ai pazienti senza mutazioni BRAF.

“L’approvazione è un importante traguardo per i pazienti con tumore del colon-retto metastatico con mutazione BRAFV600E e per i medici che devono trattare questa devastante malattia perché, fino ad oggi, non esistevano terapie approvate in Europa per questa popolazione di pazienti”, ha dichiarato Fortunato Ciardiello, Ordinario di Oncologia Medica all’Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli: “Il nuovo regime di combinazione encorafenib e cetuximab cambierà il modo di trattare questi pazienti, con la possibilità di ritardare la progressione della malattia e prolungare le loro vite”.

Lo studio Beacon CRC
La decisione europea (che segue l’opinione positiva del Committee for Medicinal Products for Human Use del 30 aprile 2020) si basa sui risultati dello studio di fase 3 BEACON CRC, il primo e unico studio randomizzato di fase 3 disegnato per valutare una combinazione di terapie target nel tumore del colon-retto metastatico con mutazione BRAFV600E. “I dati – ha spiegato Ciardiello – hanno mostrato che encorafenib in combinazione con cetuximab ha significativamente migliorato la sopravvivenza globale in pazienti con tumore del colon-retto metastatico con mutazione BRAFV600E (mediana 9,3 mesi vs 5,9 mesi, ndr.) e ha ridotto il rischio di morte del 40%, rispetto al braccio di controllo trattato con cetuximab e un regime contenente irinotecan”. Inoltre, la combinazione ha offerto un migliore tasso di risposta obiettiva rispetto al braccio di controllo (20% vs 2%). Encorafenib e cetuximab hanno dimostrato in questo studio un profilo di sicurezza ben tollerato senza tossicità inaspettate: gli eventi avversi più comuni di ogni grado (> 25%) erano stanchezza, nausea, diarrea, dermatite acneiforme, dolore addominale, perdita di appetito, eruzione cutanea e vomito.

4 Giugno 2020
di intermedianews
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Covid: il 15% delle infezioni sono asintomatiche

Sydney, 4 giugno 2020 – Il 15% delle persone che contraggono il Covid-19 non mostrerà mai sintomi. E’ quanto ha evidenziato una revisione dei dati di nove studi internazionali condotti anche in Italia. La ricerca è stata condotta da scienziati australiani della Bond University della Gold Coast, con la collaborazione di colleghi delle Università di Sydney e del New South Wales. Lo studio voleva determinare in quale proporzione i contagiati del virus rimangano asintomatici e possano quindi diffonderlo a loro insaputa. I ricercatori hanno esaminato i casi di oltre 20 mila persone in sei paesi, fra cui Cina, Usa e Italia. Studi precedenti hanno suggerito che quasi metà dei contagiati dal virus non ha mostrato sintomi, ma questa analisi indica che il tasso è notevolmente inferiore. “Circa una persona su sei o una su sette non avrà sintomi per l’intera durata della malattia” scrive il responsabile dello studio Paul Glasziou sul sito della Bond University. Fortunatamente risulta anche che il rischio di contagio dalle persone asintomatiche è di un terzo inferiore rispetto agli altri contagiati. “Il motivo è che il contagio negli asintomatici è di minore durata e che questi tendono a non tossire o a starnutire – scrive Glasziou -. E’ possibile tuttavia che le persone senza sintomi si trovino in una fase ‘presintomatica’, precedente allo sviluppo dei sintomi. Il più alto livello di infettività è nei due giorni prima dell’emergenza dei sintomi”. I risultati comunque confermano che i test e il tracciamento dei contatti sono di importanza vitale nel frenare la diffusione del Covid-19.

3 Giugno 2020
di intermedianews
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OMS: a causa del Covid gravi interruzioni in diagnosi e cura di altre malattie

Roma, 3 giugno 2020 – I servizi di prevenzione e cura delle malattie non trasmissibili hanno subito una grave interruzione da quando è iniziata la pandemia di Covid-19. Lo stabilisce un’indagine dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) condotta in 155 paesi nel corso di 3 settimane a maggio. Un impatto che è risultato globale, ma con i paesi a basso reddito maggiormente colpiti. La scoperta principale è che i servizi sanitari sono stati parzialmente o completamente interrotti in molti paesi. Più della metà (53%) dei paesi intervistati ha interrotto parzialmente o completamente i servizi per il trattamento dell’ipertensione; il 49% quelli per il trattamento del diabete e delle sue complicanze; il 42% quelli per il trattamento del cancro e il 31% quelli per le emergenze cardiovascolari. I servizi di riabilitazione sono stati interrotti in quasi due terzi (63%) dei paesi. “I risultati di questo sondaggio confermano ciò che sentiamo dai paesi da diverse settimane”, ha affermato Tedros Adhanom Ghebreyesus, direttore generale dell’OMS. “Molte persone che hanno bisogno di cure per malattie come il cancro, i disturbi cardiovascolari e il diabete non hanno ricevuto i servizi sanitari e le medicine di cui hanno bisogno da quando è iniziata la pandemia di Covid-19. È fondamentale che i paesi trovino modi innovativi per garantire che i servizi essenziali per queste malattie continuino, anche se si sta combattendo il coronavirus”. Nella maggior parte (94%) dei paesi che hanno risposto, il personale sanitario pubblico che lavora nell’area delle malattie non trasmissibili è stato parzialmente o completamente riassegnato per supportare la lotta a Covid-19. In un Paese su cinque (20%) che hanno riportato interruzioni in questi servizi, uno dei motivi principali è stata la carenza di medicinali, diagnostica e altre tecnologie. Anche il rinvio dei programmi di screening pubblico (ad esempio per il carcinoma mammario e cervicale) risulta diffuso, segnalato da oltre il 50% dei paesi.

29 Maggio 2020
di intermedianews
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Covid: EMA chiede studi osservazionali di alta qualità

Roma, 29 maggio 2020 – L’Agenzia europea per i medicinali (EMA) “raccomanda trasparenza su protocolli e risultati degli studi osservazionali” sui farmaci per il Covid-19, nonché “collaborazione tra ricercatori, al fine di garantire studi di alta qualità e di impatto scientifico”. E’ quanto si legge su una nota dell’ente regolatorio Ue, riportata sul portale dell’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA). La ricerca osservazionale, ovvero basata sull’esame di dati epidemiologici provenienti dal mondo reale (Real World Data), può integrare le conoscenze fornite dagli studi controllati randomizzati e fornire prove sulla sicurezza e l’efficacia di vaccini e trattamenti. Inoltre, spiega Ema, “è fondamentale per capire come l’esposizione a determinati farmaci può influenzare il rischio o la gravità dell’infezione da virus”. Al momento, “in tutto il mondo sono in corso numerosi studi osservazionali e nei prossimi mesi il loro numero aumenterà. Per generare prove che siano realmente utili per i decisori”, però, “devono essere ben progettati e basati su grandi popolazioni”.

28 Maggio 2020
di intermedianews
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Tumori: “In Italia la sopravvivenza più alta d’Europa ma meno risorse”

Roma, 28 maggio 2020 – Parte la più grande campagna dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) mai realizzata per aumentare l’adesione ai programmi di screening, rivolta a tutti i cittadini. Per tre mesi la pandemia causata dal Covid ha determinato il blocco dei programmi di prevenzione secondaria e, se la situazione si prolungasse, si avrebbe il rischio concreto di un maggior numero di diagnosi in fase avanzata, con un conseguente peggioramento della prognosi ed un aumento delle spese per le cure. Una prospettiva a cui la società scientifica risponde con un grande progetto di sensibilizzazione sul ruolo degli screening. La preoccupazione per il probabile incremento dei casi di cancro in stadio avanzato interessa tutto il mondo ed è uno dei temi del Congresso della Società Americana di Oncologia Medica (ASCO), al via da domani al 31 maggio in forma virtuale. In dieci anni, in tutto il pianeta, i nuovi casi di cancro sono aumentati del 42%. Erano 12,7 milioni nel 2008, sono saliti fino a 18,1 milioni nel 2018. In crescita anche i decessi, da 7,6 milioni a 9,6 milioni. L’Europa spicca, perché al Vecchio Continente sono riconducibili il 23,4% dei casi di tumore globali e il 20,3% dei decessi oncologici, sebbene abbia solo il 9% della popolazione mondiale.

“Alla cura di tumori in stadio più avanzato corrispondono uscite sempre maggiori per i farmaci oncologici, che in Europa sono passate da 12,9 miliardi di euro nel 2008 a 32 miliardi nel 2018 – spiega Giordano Beretta, Presidente AIOM e Responsabile dell’Oncologia Medica all’Humanitas Gavazzeni di Bergamo -. L’Italia è al terzo posto, in Europa, per la spesa per terapie anticancro, dopo Germania e Francia. Le uscite per i farmaci antineoplastici, nel 2018, hanno raggiunto i 5 miliardi e 659 milioni. Anche se spendiamo meno rispetto ad altri Paesi, la sopravvivenza a 5 anni dalla diagnosi presenta tassi più alti rispetto alla media europea nei tumori più frequenti, a testimoniare la qualità del nostro sistema di cura: 86% nella mammella (83% UE), 64% nel colon (60% UE), 16% polmone (15% UE) e 90% prostata (87% UE)”.

Non raggiungiamo però livelli adeguati nell’adesione agli screening: rispetto a una media europea del 60%, nel nostro Paese, solo il 55% delle donne esegue la mammografia per individuare in fase iniziale il carcinoma della mammella, la neoplasia più frequente in tutta la popolazione (53.500 nuovi casi stimati in Italia nel 2019). E soltanto il 45,7% dei cittadini (49,5% Europa) effettua il test per la ricerca del sangue occulto fecale per la diagnosi precoce del cancro del colon-retto, il secondo per incidenza (49.000 nel 2019). E solo il 41% delle donne (dato simile a quello europeo, 40,8%) si sottopone al Pap-test, indicato per scoprire in fase iniziale il tumore della cervice uterina (2.700 nel 2019).

“Con questa campagna vogliamo sensibilizzare tutti i cittadini, a partire dagli anziani, senza dimenticare i giovani. L’iniziativa infatti avrà una forte ricaduta sui social network – afferma Saverio Cinieri, Presidente eletto AIOM e Direttore Oncologia Medica e Breast Unit dell’Ospedale ‘Perrino’ di Brindisi -. La pandemia, oltre al differimento dei trattamenti anticancro meno urgenti, ha determinato due gravissime situazioni, a cui bisogna far fronte quanto prima. Innanzitutto, negli ultimi tre mesi sono stati eseguiti solo gli interventi chirurgici non procrastinabili. Oltre il 60% delle operazioni è stato posticipato e ora il lavoro arretrato va recuperato. Dall’altro lato, a causa del Covid-19, si è avuto il blocco totale dei programmi di screening. Preoccupano i ritardi nel loro riavvio, perché solo alcune Regioni si sono attivate e la situazione oggi è a macchia di leopardo”.

L’Emilia-Romagna ha stabilito in maniera prioritaria la riapertura dello screening mammografico, con l’invio delle lettere di invito di primo livello e la presa in carico e la sorveglianza delle donne definite a rischio elevato secondo il programma per la valutazione del rischio eredo-familiare. Per quanto riguarda il programma colorettale, nella Regione è prevista la graduale ripresa dei primi livelli, eventualmente anche ridotta sulla base della situazione locale. Per lo screening cervicale, priorità viene data alla ripresa degli esami di secondo livello e i follow-up che erano stati sospesi, per i primi livelli è prevista invece una ripresa graduale successiva. In Toscana, un’ordinanza ha stabilito la ripresa progressiva e graduale delle attività sanitarie sia ambulatoriali che chirurgiche. Le attività di screening oncologico di primo livello sono riattivate con recupero prioritario delle chiamate non eseguite nel periodo di emergenza. In Veneto, i primi livelli dei programmi di screening sono ripartiti il 4 maggio. Una delibera dell’8 maggio della Regione Sicilia stabilisce, con esplicito riferimento alle Raccomandazioni dell’Osservatorio nazionale screening, la ripartenza a condizione che venga tutelata la sicurezza di operatori e cittadini. Con una delibera del 15 maggio, la Regione Lazio ha stabilito la ripresa dei primi livelli di screening e delle attività ambulatoriali a partire dal 28 maggio. Le singole aziende dovranno stabilire la priorità con la quale contattare le persone con invito sospeso, compatibilmente con gli spazi disponibili. E, il 22 maggio, la Regione Lombardia ha dato indicazioni per il riavvio dei programmi di screening oncologico, di cui viene richiamata la caratteristica di non differibilità rispetto alla riapertura delle attività di specialistiche ambulatoriali.

“In Italia, nel 2019, i nuovi casi di cancro sono stati 371mila – continua il presidente Beretta -. Rispetto al 2018, si è registrato un calo di circa 2.000 diagnosi, a cui ha contribuito l’efficacia dello screening del tumore del colon retto, in grado di ridurre la mortalità per questa neoplasia di circa il 20%. Inoltre, il test consente di individuare, oltre alla presenza di un tumore ogni 850 persone asintomatiche, anche adenomi, cioè polipi, potenzialmente in grado di trasformarsi in cancro ogni 150 individui analizzati. La loro rimozione prima dello sviluppo della neoplasia consente una riduzione di nuovi casi di tumore negli anni seguenti”.

“È necessario riprendere quanto prima la prevenzione secondaria, mirata alla diagnosi iniziale non solo del cancro del colon-retto, ma anche della mammella e della cervice uterina – conclude Giordano Beretta -. Sappiamo infatti che le possibilità di guarigione sono molto alte quando le neoplasie sono scoperte in fase precoce, ad esempio sono superiori al 90% nel carcinoma mammario. Inoltre, gli screening impattano in modo significativo sulla sostenibilità del sistema, perché consentono di risparmiare risorse che altrimenti sarebbero destinate alla cura di neoplasie in fase avanzata”.