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Oltre la malattia


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Fumo: smettere riduce il rischio di morte anche dopo i 70 anni

Roma, 1 dicembre 2016 – Prima si smette di fumare prima diminuiscono i pericoli per salute. I tabagisti over 70 hanno infatti un rischio di morte più che triplo rispetto ai coetanei non fumatori. È emerso da uno studio pubblicato sull’American Journal of Preventive Medicine. Il lavoro, condotto da Sarah Nash del National Cancer Institute di Bethesda, si è basato su dati relativi a oltre 160 mila persone. E’ emerso che mentre appena il 12,1% dei non fumatori è morto intorno ai 70 anni, ben il 33,1% dei 70enni fumatori è deceduto. Invece tra gli ex fumatori è deceduto prematuramente il 16,2% di coloro che anno smesso di fumare tra i 30 e i 39 anni, il 19,7 di coloro che hanno smesso tra i 40 e i 49, il 23,9% di coloro che hanno smesso di fumare tra i 50 e i 59 anni, il 27,9% di coloro che hanno smesso tra i 60 e i 69 anni. Insomma, spiegano gli autori, il messaggio importante è che non è mai troppo tardi per smettere di fumare anche se prima lo si fa meglio è per ridurre il proprio rischio di morte prematura.


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ISTAT: oltre 3,5 milioni di donne vittime di talking

Roma, 25 novembre 2016 – Ammontano a 3 milioni e 466mila in Italia le donne che hanno subito stalking da parte di qualcuno nell’arco della propria vita. In tutto rappresentano il 16,1% del totale delle donne tra i 16 e i 70 anni. E’ quanto ha reso noto l’Istat. Di queste, 2 milioni e 151mila sono le vittime di comportamenti persecutori da parte dell’ex partner. Nel corso dei 12 mesi analizzati dall’Istat (nel 2014), le vittime da parte di ex partner sono state 147mila, 478mila quelle che lo hanno subito da altre persone. Il 78% di coloro che hanno subito stalking, quasi 8 su 10, non si è rivolta ad alcuna istituzione e non ha cercato aiuto presso servizi specializzati. Solo il 15% si è rivolto alle forze dell’ordine, il 4,5% a un avvocato, mentre l’1,5% ha cercato aiuto presso un servizio o un centro antiviolenza o anti stalking. Tra le donne che hanno chiesto aiuto, solo il 48,3% ha poi denunciato o sporto querela, il 9,2% ha fatto un esposto, il 5,3% ha chiesto l’ammonimento e il 3,3% si è costituita parte civile, a fronte di un 40,4% che non ha fatto nulla.


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Un buon sonno è un vantaggio anche per i reni

Roma, 22 novembre 2016 – Dormire bene aiuta anche i nostri reni. Ogni ora di sonno aggiuntiva protegge dal rischio di sviluppare insufficienza renale. È quanto emerge da una ricerca presentata da Ana C. Ricardo dell’Università dell’Illinois a Chicago, all’ American Society of Nephrology Kidney Week 2016. La ricerca ha esaminato il sonno di 432 adulti con problemi cronici ai reni. I partecipanti hanno indossato un monitor da polso per un periodo variabile da 5 a 7 giorni per misurare la durata del riposo e la qualità, e la loro salute è stato seguita per una media di 5 anni. Dai risultati è emerso che dormivano una media di 6 ore e mezzo a notte e nella fase di cinque anni in cui sono stati monitorati sullo stato di salute, definita di follow up, 70 hanno sviluppato insufficienza renale, quindi la loro situazione è peggiorata, e 48 persone sono morte. Tenendo conto di fattori che potevano essere condizionanti, come indice di massa corporea, pressione arteriosa, diabete, malattie cardiovascolari, ogni ora supplementare di sonno notturno è stata collegata a un rischio del 19% inferiore di sviluppare insufficienza renale. Gli studiosi hanno osservato anche una significativa associazione tra la qualità del sonno e il rischio di insufficienza renale: ogni aumento dell’1% nella frammentazione del sonno è stato collegato con un aumento del 4% del rischio di sviluppare insufficienza renale. Inoltre, i pazienti che hanno sperimentato la sonnolenza diurna risultavano avere il 10% in più di probabilità di decesso durante la fase di follow up rispetto a quelli che durante il giorno non sperimentavano questo problema.


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Memoria: Lei batte lui ma con la menopausa le capacità calano

Roma, 11 novembre 2016 – Le donne hanno una migliore memoria dei maschi. E sono più puntuali nel ricordare date, anniversari, compleanni e molto altro. Ma questa loro capacità scema con la menopausa cioè quando gli ormoni femminili (estrogeni) iniziano a diminuire. E’ quanto emerge da una ricerca su un campione di 212 individui di entrambi i sessi ed età compresa tra 45 e 55 anni, pubblicata sulla rivista Menopause, giornale ufficiale della North American Menopause Society (NAMS). Condotto presso il Brigham and Women’s Hospital di Boston, lo studio è importante perché potrebbe far luce sui motivi per cui le donne hanno un rischio praticamente doppio di demenza rispetto agli uomini. Gli esperti hanno sottoposto il campione a una serie di test di memoria e funzioni cognitive (sondando vari aspetti della memoria, da quella associativa a quella di lavoro etc) ed hanno visto che le donne di mezza età sono superiori agli uomini per capacità mnemonica ma vanno incontro a un declino progressivo della memoria di pari passo con l’ingresso in menopausa e la conseguente diminuzione di produzione di ormoni femminili che si verifica in questa cruciale fase dell’esistenza femminile.


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Fumo: bastano 50 sigarette per trasformare il DNA

Roma, 10 novembre 2016 – Ogni 50 sigarette fumate avviene una mutazione genetica per ogni cellula polmonare. E’ questa la scoperta fatta dai ricercatori del Wellcome Trust Sanger Institute e del Los Alamos National Laboratory, in New Mexico (USA). Gli scienziati statunitensi hanno confrontato il DNA dei tumori di 2500 fumatori e di 1000 non fumatori e sono riusciti a contare quante mutazioni genetiche si accumulano a causa del fumo durante la vita. Lo studio nelle intenzioni degli autori potrebbe diventare la base per analizzare anche i danni del fumo passivo. Il vizio non provoca danni solo alle vie respiratorie. Infatti se si consuma un pacchetto da venti al giorno, per un anno, si può arrivare ad avere 150 mutazioni per ogni cellula polmonare, 97 per ogni cellula della laringe, 39 per quelle della faringe, 18 per ogni cellula della vescica e 6 per quelle del fegato. Ognuna di queste mutazioni del DNA potrebbe portare alla formazione di cellule cancerogene. Non è però automatico che ciò avvenga, non si conoscono infatti le probabilità che si hanno di contrarre il tumore. Inoltre, non è neanche ancora noto quale di queste mutazioni sia la più pericolosa. Questo è il motivo per cui molti fumatori trascorrono la loro vita senza sviluppare queste patologie, nonostante abbiano accumulato diverse mutazioni genetiche.