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Studio: l’aria “viziata” dell’ufficio influenza la qualità del lavoro

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Roma, 16 febbraio 2016 – La qualità dell’aria dentro l’ufficio può influenzare negativamente le attività lavorative. E’ quanto sostiene una ricerca pubblicata su la rivista Environmental Health Perspectives delle Università di Harvard e Syracuse all’aumentare del tasso di CO2 in una stanza diminuiscono le performance cognitive. Il limite per l’anidride carbonica ‘indoor’ considerato generalmente non dannoso, scrivono gli autori, è 5mila parti per milione (ppm), anche se i limiti di legge sono fissati tra 1000 e 1500. I ricercatori hanno sottoposto a test 24 volontari, testando le loro performance in tre differenti ambienti di lavoro, 550 ppm, 945 ppm e 1400 ppm. Le persone che lavoravano a 945 ppm, si legge nell’articolo, hanno avuto punteggi in media il 15% inferiori rispetto a quelle del primo gruppo, mentre a 1440 ppm la riduzione è risultata del 50%. “Ad essere colpite in modo particolarmente duro – sottolineano – sono le abilità di usare le informazioni, di rispondere alle crisi e di elaborare strategie”.

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