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Oltre la malattia


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Cancro alla prostata: attenzione ai grassi ‘cattivi’

Roma, 19 gennaio 2018 – L’eccessivo consumo di grassi ‘cattivi’, presenti nella carne e nei formaggi, contribuisce alla diffusione del cancro alla prostata e alla formazione di metastasi. Tuttavia l’assunzione di farmaci contro l’obesità può arrestare tale processo. A scoprirlo sono due ricerche pubblicate su Nature Communications e Nature Genetics, che mettono in luce il ruolo dei fattori genetici e del regime alimentare nella neoplasia. La crescita del tumore alla prostata in genere risulta piuttosto lenta ma precedenti studi hanno suggerito che gli uomini che seguono una ‘dieta occidentale’ hanno un rischio due volte e mezzo più elevato di morire di questa neoplasia rispetto a quelli che seguono una dieta più ricca di frutta e verdura. I ricercatori del Beth Israel Deaconess Medical Center (Bidmc) della Harvard Medical School di Boston, guidati da Pier Paolo Pandolfi, hanno mostrato che il rischio di progressione del tumore alla prostata è strettamente collegato alla riduzione di due geni oncosoppressori, PTEN e PML: la loro assenza altera infatti il metabolismo della cellula facendo aumentare la produzione di lipidi, o grassi. Si sono quindi concentrati sul ruolo del grasso nel favorire le metastasi del tumore alla prostata, notando però che i topolini di laboratorio non costituivano un buon modello di studio perché presentavano una malattia poco aggressiva. Hanno ipotizzato che fosse l’alimentazione a proteggerli: i topini mangiano infatti essenzialmente vegetali. Hanno pertanto provato a introdurre nella loro dieta i grassi saturi, come quelli di cheeseburger e patatine fritte e, per la prima volta, sono comparse metastasi anche in topi con tumori ‘indolenti’, ovvero non metastatici.


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ISTAT: 7 italiani su 10 dal medico di famiglia almeno una volta l’anno

Roma, 18 gennaio 2018 – In Italia sono 74% gli italiani che in un anno vanno dal medico di medicina generale (Mmg). In prevalenza di sesso femminile (79,3% contro il 68,3% dei cittadini di sesso maschile) e al di sopra dei 75 anni di età (92%). A proposito degli over 65, invece, il numero più alto di “frequentatori” del Mmg si registra in Basilicata (94,5%), mentre il numero più basso in Valle d’Aosta (80,5%). Nello specifico emerge che gli over 65 più “affezionati” hanno basso titolo di studio (91,4%) ed economicamente fanno parte di una classe media (terzo quintile di reddito: 92,6%). Anche dallo specialista ad andare di più sono gli over 75, ma in percentuale minore del Mmg: in media 69,6%, stavolta con un predominio degli uomini (70,3%) sulle donne (69,1%). La Regione in cui gli over 65 frequentano in maggior numero lo specialista è il Lazio (74,4%), quella dove vanno meno è Bolzano (55,1%). In tal caso, però, si tratta soprattutto di cittadini con un alto livello di istruzione (59,5%) e di reddito (il 59,7% è nel quinto quintile). A rilevare il dato è l’Istat, a fine ottobre 2017 in occasione del rapporto sulle condizioni di salute e ricorso ai servizi sanitari in Italia e nell’Unione europea. Il dato riguarda anche in questo caso (è già stata riportata su Quotidiano Sanità l’analisi per le malattie croniche e l’assistenza domiciliare e quella sulle cure dentali) l’assistenza sul territorio e, in particolare, quella delle figure che dovrebbero fare da filtro al pronto soccorso e se possibile ai ricoveri ospedalieri. Riferendosi ai 12 mesi precedenti la rilevazione, secondo i dati Istat, appunto, in media il 74% delle persone da 15 anni in poi ha fatto ricorso al medico di famiglia (in media però i contatti non sono alti: 1,2%), mentre si è rivolto al Mmg il 90,9% degli ultrasessantacinquenni (con l’1,6% di contatti). Anche lo specialista è gettonato fuori dall’ospedale: vi si è rivolto il 54% degli individui da 15 anni in su e il 67,2% degli over 65.


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Cancro: 33 milioni di pazienti europei colpiti da malnutrizione

Roma, 17 gennaio 2017 – Sono 33 milioni i pazienti con patologie croniche e oncologiche in Europa ad esser colpiti da malnutrizione, con conseguenze tali da farne una “malattia nella malattia” e con un costo sociale di circa 120 miliardi di euro. A mettere all’erta è il Ministero della Salute che, attraverso un Accordo Stato-Regioni, ha approvato lo scorso dicembre le “Linee di indirizzo sui percorsi nutrizionali nei pazienti oncologici”, che mirano a ridurre le complicanze mediche conseguenti alla malnutrizione e a facilitare il recupero dello stato nutrizionale e della salute fisica, tappe fondamentali nella guarigione del paziente oncologico. “La consapevolezza della prevalenza e delle conseguenze negative della malnutrizione nel malato oncologico – si legge sul testo pubblicato sul sito del ministero – è ancora molto scarsa sia tra gli operatori sanitari sia tra i pazienti”. Questo problema viene infatti percepito in modo poco uniforme: a seconda del contesto sanitario e degli strumenti utilizzati per valutare, “si osserva una prevalenza della malnutrizione compresa tra il 25% e il 70% in diversi Paesi europei ed extra-UE”. I pazienti oncologici risultano essere quelli più colpiti e, “tra i pazienti neoplastici che perdono peso corporeo, il 20-30% muore per le conseguenze della malnutrizione”. Tre, quindi gli obiettivi delle Linee di indirizzo: definire i bisogni specifici dei pazienti in ambito nutrizionale; un percorso integrato finalizzato a un programma nutrizionale personalizzato e associato al trattamento oncologico sin dal primo accesso ai servizi; formazione ed informazione agli operatori sanitari.


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Salute: il 97% degli italiani interroga ‘Dr Google’

Roma, 15 gennaio 2018 – Sempre più cittadini si rivolgono al web per avere risposte sulla propria salute. È quanto emerge dal questionario realizzato dal Centro medico Santagostino, secondo cui è il 97,6% degli italiani a interrogare “Dr. Google”. Dallo studio, in cui sono stati coinvolti 250 pazienti, emerge che il maggior numero dei clic su Google è per i sintomi (75,9%), mentre il secondo posto se lo aggiudicano le patologie (73,9%), il terzo i farmaci (67,6%), a cui seguono gli esami e l’interpretazione dei referti. La maggior parte degli intervistati, il 92%, dichiara di limitarsi a una ricerca passiva, astenendosi dal porre domande dirette in rete. Dai dati raccolti non sembrano riscuotere molto successo i forum di pazienti e i gruppi sulla salute: il 94,3% degli utenti, infatti, dichiara di non avervi mai partecipato direttamente. Per oltre metà del campione le informazioni reperite in rete sono ‘utili per farsi un’idea’, ma il 32% dei pazienti coinvolti ha dichiarato di aver bisogno di un ulteriore parere (non necessariamente di uno specialista) prima di procedere, mentre il 18% circa ha affermato di ricercare ulteriori informazioni in rete così da avere un confronto ancora più preciso. Nel 70,2% dei casi però è stato chiesto il parere del medico.” Quest’ultimo dato – commenta Michele Cucchi, psichiatra e direttore sanitario del Centro Medico Santagostino – ci fa tirare un sospiro di sollievo: fare delle auto-diagnosi on line può fare più male che bene. I motori di ricerca spesso forniscono informazioni irrilevanti, che possono portare ad una diagnosi sbagliata, ad un auto-trattamento sbagliato e a possibili danni per la salute”.


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Cancro: dall’UE in arrivo 40 milioni per la ricerca

Bruxelles, 11 gennaio 2018 – Il Piano Juncker sostiene la ricerca contro il cancro. La Banca Europea per gli Investimenti (BEI) ha, infatti, erogato un prestito di 40 milioni di euro a Indivumed GmbH, società gestita da medici con sede in Germania e attiva nel settore oncologico a livello globale. Grazie al nuovo finanziamento informa la Commissione Europea Indivumed proseguirà nello sviluppo di una Banca dati mondiale utile agli scienziati impegnati nella lotta ai tumori, garantendo l’accesso ai dati dei pazienti oncologici e investendo nelle tecnologie più avanzate per comprendere meglio elementi complessi sul cancro. Il finanziamento del progetto è garantito dal Fondo europeo per gli investimenti strategici, il Feis, pilastro del Piano di investimenti per l’Europa. “I sistemi sanitari in molti Stati membri dell’Ue necessitano sempre più di investimenti in infrastrutture moderne, tecnologie innovative e nuovi modelli assistenziali dichiara Vytenis Andriukaitis, Commissario per la Salute e la Sicurezza alimentare L’investimento in Indivumed dimostra che le istituzioni dell’Ue sono impegnate a sostenere gli Stati membri nel raggiungimento di questi obiettivi. Sono lieto che la Bei firmi questo accordo oggi per aiutare i soggetti interessati del settore sanitario ad avvalersi maggiormente del Piano di investimenti per l’Europa, a vantaggio dei nostri cittadini”.