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Oltre la malattia


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Sport: con 150 minuti alla settimana si può evitare l’8% dei decessi

Roma, 26 settembre 2017 – Basterebbero 30 minuti di attività fisica, per almeno 5 cinque giorni la settimana, per evitare l’8% dei decessi. E’ quanto sostiene uno studio dell’University’s Faculty of Health Sciences and Pfizer/Heart & Stroke Foundation e St. Paul’s Hospital in Canada. La ricerca ha coinvolto 13.0843 persone. I partecipanti sono stati sottoposti a più riprese a dei check up completi e seguiti per una media di 7 anni. Nel tempo i ricercatori hanno registrato rutti i decessi e gli eventi cardiovascolari intercorsi. Suddivisi in gruppi in base al livello di attività fisica settimanale svolto, si è visto che il 3,8% di coloro che praticavano in media 150 minuti di attività fisica a settimana ha sviluppato una patologia cardiovascolare contro il 5,1% di coloro che non arrivano a quei livelli di attività fisica. Per questi ultimi, inoltre, il rischio di morte è maggiore (6,1%) rispetto a coloro che svolgono 150 minuti settimanali di attività fisica (4,2%).

 


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Dolore cronico: dormire male aumenta la probabilità di soffrirne

Roma, 25 settembre 2017 – La probabilità di insorgenza del dolore cronico può aumentare tra le persone che dormono male. E’ questa la scoperta di una ricerca condotta nel Regno Unito e pubblicata sulla rivista Sleep Medicine. Una riduzione prolungata della qualità e quantità delle ore di sonno è legato ad un rischio di soffrire di dolori cronici maggiore di due o tre volte rispetto alla norma. “I disturbi del sonno e il dolore sono due fra i più grandi problemi di salute della società odierna – afferma Esther Afolalu, Università di Warwick, Coventry, autrice principale dello studio -. È noto che il dolore interferisce con il sonno. Ma il nostro studio mostra che l’impatto del sonno sul dolore è spesso più grande dell’impatto del dolore sul sonno. Disturbi del sonno, inoltre, creano problemi nella capacità di elaborare e affrontare il dolore”. Afolalu e colleghi hanno preso in considerazione 16 studi che hanno coinvolto più di 60.000 adulti di 10 paesi. Gli studi hanno esaminato la qualità del sonno all’inizio dei test, poi hanno valutato gli effetti a lungo termine determinati dal peggioramento della qualità del sonno su dolore, funzione immunitaria e salute fisica. La metà dei partecipanti è stata seguita per almeno quattro anni e mezzo. Nel complesso, la scarsa qualità di sonno ha determinato minori risposte immunitarie contro batteri, virus e altri agenti. Inoltre ha provocato infiammazione, livelli più alti di cortisolo e altri biomarcatori correlati al dolore, stanchezza e stato generale di salute. L’insonnia ha raddoppiato il rischio di disturbi cronici e di fratture dell’anca. La cattiva qualità del sonno è stata anche associata a una peggiore auto-valutazione della forma fisica. Allo stesso tempo i ricercatori non hanno trovato collegamenti tra aumento quali-quantitativo del sonno e diminuzione del dolore, anche se il miglioramento del sonno è stato associato a una migliore forma fisica.


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AIFA approva i progetti del bando 2016, finanziati 40 studi

Roma, 21 settembre 2017 – 40 progetti approvati su 343 presentati con un finanziamento totale di oltre 31 milioni di euro. Sono questi i risultati ottenuti dal bando 2016 per la ricerca indipendente dell’Agenzia italiana del farmaco (AIFA). E’ quanto ha annunciato, nei giorni scorsi, l’ente regolatorio in una nota spiegando che il Consiglio d’Amministrazione ha approvato la graduatoria finale. “Merito e trasparenza – ha spiegato Mario Melazzini Direttore Generale dell’AIFA – sono i principi che hanno ispirato l’intero percorso di valutazione. Sono stati premiati progetti di qualità eccellente dai quali ci attendiamo un contributo importante sia in termini di arricchimento delle conoscenze cliniche e terapeutiche in aree di minore interesse per la ricerca profit, sia in termini di ricadute regolatorie e razionalizzazione dei costi per il Servizio Sanitario Nazionale”. “Spendiamo 22 miliardi di euro per i farmaci, 17 di questi sono rimborsati e la maggior parte sono per le cronicità – ha aggiunto Stefano Vella il Presidente dell’AIFA -. Alla luce dell’arrivo dei nuovi farmaci innovativi abbiamo la necessità di sostenere l’accesso alle cure per tutti. Si sta lavorando su più fronti a cominciare da quello dell’appropriatezza, che consentirebbe un importante risparmio, ma anche su linee guida per capire quali sono i farmaci ormai superati”.


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OMS: Italia indietro sulla prevenzione delle malattie non trasmissibili

Roma, 20 settembre 2017 – L’Italia è indietro sull’attuazione di politiche che limitino le malattie non trasmissibili. Gli obiettivi indicati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) sono stati raggiunti solo a metà. E’ quanto sostiene il ‘progress monitor’ per il 2017 recentemente pubblicato dall’OMS. Il rapporto contiene le schede su 19 indicatori, dalle politiche contro il fumo alla promozione degli stili di vita corretti, per 194 paesi. “I governi – si legge – devono aumentare gli sforzi per controllare le malattie non trasmissibili e raggiungere gli obiettivi prefissati, tra cui c’è la prevenzione della morte prematura di milioni di persone. Sono stati fatti passi limitati nella lotta contro queste patologie, soprattutto per quelle cardiovascolari e quelle respiratorie croniche, che sono i peggiori killer del mondo responsabili della morte di 15 milioni di persone tra 30 e 70 anni ogni anno”. Per l’Italia il documento ha censito 573mila morti l’anno da malattie non trasmissibili, con un 9% di rischio di morte prematura. Fra i vari indicatori quello con il giudizio peggiore, ‘non raggiunto’, riguarda le terapie e il counseling per la prevenzione di ictus e attacchi cardiaci. ‘Parzialmente raggiunti’ invece gli obiettivi sul bando della pubblicità e sulle politiche ‘smoke-free’ per il fumo, sulla diminuzione della disponibilità, sull’aumento delle tasse e sulle restrizioni per la pubblicità per l’alcol e sulle restrizioni alla promozione dei sostituti del latte materno. Risultano completati a metà anche gli obiettivi sulle linee guida per cancro, diabete e malattie cardiovascolari.


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Mal di schiena? Meglio smettere di fumare

Roma, 19 settembre 2017 – Siete fumatori e soffrite di mal di schiena? Forse dovreste abbandonare il vizio. Oppure siete fumatori e non soffrite mal di schiena? Presto la situazione potrebbe cambiare…dovete sapere, infatti, il fumo danneggia il disco intervertebrale e favorisce le alterazioni della spina dorsale. Lo conferma uno studio della Texas University, che ha seguito per 8 mesi 5.333 individui di ambo i sessi, fumatori e non fumatori: i ricercatori hanno verificato che quasi il doppio (32% contro il 16,6) di quelli che avevano abbandonato la sigaretta ha ottenuto una riduzione del dolore superiore al 30%. La spiegazione risiede nel fatto che, oltre ai noti effetti nocivi del fumo, c’è anche quello, spesso dimenticato, che si verifica a carico dei dischi intervertebrali sui quali esercita un’azione infiammatoria che ne determina la precoce degenerazione strutturale, favorendone l’espulsione. A ciò si aggiungono i fenomeni di vasocostrizione sanguigna indotti dalla nicotina che provocano un ridotto apporto di sostanze nutritive. Forse sui prossimi pacchetti troveremo scritto «il fumo danneggia gravemente la tua colonna vertebrale e ti fa venire mal di schiena».