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Oltre la malattia

Quale alimentazione seguire dopo le cure per un tumore al seno?

Risponde Elena Dogliotti, nutrizionista e divulgatrice scientifica della Fondazione Umberto Veronesi

Se tante sono le prove in merito alla riduzione del rischio di ammalarsi di cancro conducendo uno stile alimentare salutare, per quanto riguarda le evidenze sugli effetti dell’alimentazione ed una guarigione dal tumore in termini di riduzione di tempi e diminuzione dell’insorgere delle recidive siamo in possesso ancora di pochi studi significativi sull’argomento.

I FATTORI DI RISCHIO DA EVITARE

Quello su cui c’è maggiore significatività riguarda la necessità dell’evitare il sovrappeso, in particolar modo il grasso viscerale, che contribuirebbe, tra le altre cose, ad alimentare un altro importante fattore da tenere sotto controllo che è lo stato infiammatorio. In generale i nemici maggiori per chi è in terapia a causa di un cancro, oltre al sovrappeso, sono livelli elevati di insulina, di glucosio, di fattori legati all’infiammazione e di fattori di crescita, tutti elementi in cui l’alimentazione può avere un ruolo fondamentale.

GLI ALIMENTI DA LIMITARE

Quali sono allora gli alimenti che possono promuovere o contrastare i fattori di rischio citati sopra? L’insulina, ad esempio, viene stimolata dal consumo di zuccheri (più lo zucchero è facilmente digeribile più la glicemia si alza in modo repentino e stimola grosse quantità di insulina), ma anche dal consumo di latticini e di prodotti con elevato contenuto di grassi saturi come carni fresche e lavorate e formaggi, perché con il loro contenuto di grassi saturi, se consumati in eccesso, possono modificare la composizione delle membrane delle cellule che non sono più capaci di assorbire il glucosio al loro interno.

Per quanto riguarda l’argomento infiammazione, sarebbero alimenti che la favoriscono ancora una volta gli zuccheri semplici, gli alimenti che contengono grandi quantità di acidi grassi omega 6 come la frutta secca (tranne le noci) e tutti gli alimenti di origine animale ad eccezione del pesce. Quest’ultimo, al contrario, si differenzia per il contenuto di acidi grassi omega 3, ad azione antiinfiammatoria se sono nel giusto equilibrio con gli omega 6 (5 omega6 : 1 omega3).

I fattori di crescita come IGF-1 sono sempre stimolati dalle proteine, in particolare da quelle animali, e contenuti soprattutto nel latte. Per questo motivo in via precauzionale, in caso di neoplasia si invita a ridurre il consumo di alimenti di origine animale e limitare se non escludere il latte.

I FITOESTROGENI E LA SOIA

I legumi, in particolare la soia, contengono fitoestrogeni, molecole con struttura simile agli estrogeni che sono stati dimostrati essere elementi fondamentali di una dieta preventiva, ma che hanno fatto sortire non pochi dubbi su un’inversione di effetto nel caso di tumori estrogeno dipendenti. Ad oggi il consumo di alimenti che contengono soia nell’ambito di un’alimentazione sana in pazienti operati di tumori ormone sensibili, sono risultati protettivi, ma nonostante questo ancora si preferisce adottare cautela evitando gli eccessi e di consumarli contemporaneamente all’assunzione della terapia ormonale.

LE POLIAMMINE IN FRUTTA E VERDURA

Sull’argomento poliammine infine non ci sono molti dati. E’ noto che le poliammine siano molecole indispensabili per la proliferazione cellulare (di tutte le cellule, comprese le cancerose), per questo motivo, in caso di neoplasie, nonostante non vi siano dati clinici a supporto, in termini precauzionali si raccomanda di evitare (o comunque ridurre) il consumo dei cibi che ne contengono in buona quantità come arance e pompelmi, le solanacee (pomodori, melanzane peperoni), i frutti tropicali e i molluschi.

MEGLIO I CEREALI INTEGRALI

In ultimo, in termini generali è importante evitare gli eccessi calorici e favorire i cereali integrali la verdura di stagione, i semi oleaginosi e porzioni moderate di legumi e praticare attività fisica (anche un’ora di camminata veloce) quotidiana.

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