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Oltre la malattia

La vita sessuale non è irrilevante

In un articolo pubblicato su The Guardian lo scorso 18 dicembre, Sarah Blagden, specialista in cancro ovarico al Garry Weston Cancer Centre dell’Hammersmith Hospital di Londra, rivela i risultati del sondaggio condotto sulle proprie pazienti circa la ripresa della vita sessuale dopo le terapie per la cura del cancro.

Sebbene la vita sessuale sia uno degli aspetti di cui i gli oncologi dovrebbero occuparsi, per una ripresa globale di qualità di vita dei pazienti, in realtà raramente danno importanza a questo aspetto, e spesso sono gli stessi pazienti a trascurarlo considerando più importante il fatto di essere in vita.

Ma una paziente scoppiata in lacrime ha fatto capire a Blagden che la vita sessuale non è irrilevante, e da lì è iniziata la sua maggiore attenzione agli effetti collaterali dei farmaci e a quelli secondari della malattia.

Su quasi 100 pazienti intervistate,  il 72%  ha confessato di avere seri problemi nel riprendere la vita sessuale. Blagden ha rivelato che nell’87% delle donne sessualmente attive, il problema principale era costituito da secchezza vaginale, mentre il 43% riferiva un calo del desiderio ed il 30% una spossatezza tale da impedire il rapporto fisico.

Effettivamente, alcuni antitumorali possono interferire sulle pareti vaginali mentre chemioterapia, radioterapia e terapie ormonali alterano l’equilibrio ormonale provocando in alcuni casi una perdita del desiderio. Vi sono poi anche altri effetti collaterali, come la menopausa precoce.

Anche per gli uomini possono verificarsi problemi come disfunzione erettile e calo del desiderio.

Ma per tutti questi problemi spesso è sufficiente che il medico faccia attenzione e prescriva rimedi anche semplici per aiutare il paziente nella ripresa di un’attività sessuale: esistono creme a base di estrogeni o lubrificanti in grado di migliorare nettamente la situazioni. In molti casi, osserva Blagden, è bastato poco per aiutare il paziente a riprendere senza dolore la propria vita sessuale, che deve essere parte della riabilitazione generale per superare il cancro di cui il medico deve prendersi carico.

Anche i pazienti possono aiutare loro stessi e gli altri iniziando a parlarne, per superare il tabù e anche per rendersi conto che non sono soli.

Fonte: The Guardian, Living with Cancer

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