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Oltre la malattia

Giornata per le donne: “Istruzioni per l’uso, 3° Edizione de l’immagine ritrovata”

Degrassi: “Saper ascoltare e farci carico delle esigenze della donna per garantire la migliore qualità di vita.”
Cognetti: “Sono 2,4 milioni le persone che hanno avuto un tumore in Italia, molti gli effetti collaterali che permangono anche dopo la guarigione.”

Occorre prevedere ambulatori multidisciplinari con specifici percorsi riabilitativi

Roma, 8 marzo 2013 – E’ la terza edizione dell’evento nato per rispondere a dubbi e i quesiti di coloro che hanno superato un tumore, ed in particolare di donne, pazienti, familiari e volontarie, che per natura sono più sensibili ed anche più timorose nel manifestare i propri bisogni.

Quest’anno il tema è il percorso riabilitativo della donna, giovane, fertile o in menopausa. “In Italia sono intorno ai 2, 4 milioni – spiega Francesco Cognetti, direttore del Dipartimento di Oncologia Medica del Regina Elena e coordinatore dell’evento – i pazienti che hanno avuto una storia di tumore a prescindere dal tempo trascorso dalla diagnosi. Di questi, il 40% delle donne ha avuto un tumore alla mammella e circa il 15% una neoplasia ginecologica.

Gli effetti collaterali sono tanti ed oggi occorre pensare ad ambulatori multidisciplinari in grado di accogliere e gestire le richieste delle pazienti ormai uscite dal ciclo terapeutico destinato alla patologia. Figure come cardiologo, neurologo, psicologo, fisioterapista, nonché esperti di terapie complementari che insieme possono contribuire a migliorare la qualità di vita di chi ha avuto un tumore. Ciò significherebbe minori attese negli ambulatori di oncologia medica, ottimizzazione delle risorse e della spesa sanitaria ma, in particolare, maggior attenzione alla centralità della persona.”

Flori Degrassi, direttore sanitario aziendale degli Istituti Regina Elena e San Gallicano e Presidente Associazione Nazionale Donne Operate al Seno (ANDOS), e Francesco Cognetti hanno aperto i lavori tracciando le linee di come nel tempo siano cambiate le attività sanitarie: la prevenzione, sempre più legata agli stili di vita; la diagnosi, più accurata e precoce; e la terapia, ora personalizzata a seconda del tipo di tumore e delle caratteristiche del paziente.
Ma il cancro come uno tsunami, anche quando si è fuori pericolo, lascia il segno.

L’esperienza del tumore presenta molteplici effetti collaterali non solo fisici, alcuni legati alle terapie, altri che, anche a distanza di tempo, perdurano oltre la guarigione: astenia, ansia, depressione, problemi cardiaci, osteoporosi, disfunzioni sessuali, gonfiori legati ad asportazioni di linfonodi, e non ultimi, poiché se ne parla poco, disturbi cognitivi legati a memoria e concentrazione. I problemi sono fisici, cognitivi, relazionali, sociali e l’istituzione sanitaria deve saperli ascoltare.

“La qualità di vita di una persona – ha detto Flori Degrassi – è l’insieme dell’essere e del vissuto, che deriva dal contesto ed il contesto della donna che approccia la patologia siamo prevalentemente noi, operatori sanitari. Il suo benessere futuro dipende da quanto sappiamo e possiamo farci carico delle esigenze che lei percepisce, nel momento del bisogno, come drammatiche distorcendo inconsapevolmente la sua modalità di comunicazione con paura, rabbia aggressività o depressione. Sta a noi, che siamo più razionali e che viviamo oggettivamente la sua storia, che sbagliando pensiamo uguale a mille altre storie, prenderla per mano ed accudirla con professionalità diventando “ascolto”. “

L’evento di oggi ha offerto una panoramica su tutti gli aspetti medici di interesse delle donne: le novità nella gestione dei pazienti lungo sopravviventi, le opportunità offerte dalla chirurgia conservativa dei tumori ginecologici, i vantaggi offerti dai nuovi farmaci, le attuale strategie per avere una gravidanza dopo terapia, la menopausa precoce, l’alimentazione e l’osteoporosi.
Si è anche parlato della vita normale dopo la terapia, attraverso la testimonianza di donne, scrittrici e volontarie.

Antonella Savarese, oncologa IRE e promotrice dell’evento odierno, ha mostrato attraverso il progetto Oncomovies come il cinema ha parlato del cancro: grazie al linguaggio cinematografico del cinema che si è occupato di cancro negli ultimi 60 anni, i pazienti sono diventati autori di nuove storie, le loro, attraverso un cortometraggio.

Il tutto è stato infine allietato dal laboratorio di trucco e camouflage, che ha reso ancora più belle le partecipanti.

Fonte: Comunicato Stampa IFO

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