Souloncology

Oltre la malattia

Io e il mio intestino: la terza tappa di Laura

Il 31 agosto, con un caldo ancora torrido ma completamente allucinata dagli psicofarmaci che mi facevano vedere tutto a fiori, affronto la terza chemio, con un decorso apparentemente più sereno: stanchezza sotto controllo e nausea fronteggiata con Kitril a manetta!

Ecco…Kitril a manetta…uguale a perdere consapevolezza di una parte di sè, e neanche così banale. Quindi niente più forme di coscienza con gli psicofarmaci, e niente più percezione di avere un intestino funzionante!
Corsi ai ripari con lassativi a forma di erbe, bustine, caramelle di frutta e fibre immangiabili, per cercare di far capire al mio intestino che in qualche modo stavo provando a stargli vicino e condividevo il suo disagio da intossicato!
Cosí, al quinto giorno, fui lasciata sola anche di notte (marito in trasferta a Milano e genitori a 600 km di distanza – tanto io godo della fama di essere una “forte”), e verso le 21.30, dopo essermi fatta recapitare dal ristorante cinese sotto casa una pizza e una gigantesca porzione di verdure fritte (mi avevano anticipato che in chemio i gusti sono parecchio altalenanti), ho iniziato ad avere spasmi simili a quelli provati in occasione della prima chemio – che gioia -, ma senza possibilitá di espellere NULLA dopo ogni contrazione!

Mi sono così trovata svenuta sul tappetino del bagno dopo aver vomitato anche ciò che restava dell’anima, con un freddo siderale, le braccia senza sensibilitá e dolori da parto. Ipotesi uno: stavo morendo, ipotesi due (filtrata dall’uso degli psicofarmaci) mi trovavo in piena crisi mistica e a breve mi sarebbe apparso uno degli Arcangeli a caso per informarmi che presto avrei partorito il nuovo Messia, ipotesi tre: mi si era bucato l’intestino!

Con le pochissime forze rimaste non mi restava che chiamare il 118 che mi informa che avrei dovuto contattare la Guardia Medica. Chiamo e mi sento rivolgere le domande più disparate, da età, sengno zodiacale, manie distruttive, crisi epilettiche, fino a sentirmi classificare come caso urgente (devo essere stata piuttosto convincente) e con la rassicurazione che presto o tardi qualcosa o qualcuno sarebbe venuto a salvarmi! Piegata ad origami nel letto dagli spasmi, e dopo aver visto materializzarsi davanti a me in sequenza la via di Damasco, i Re Magi e un losco figuro con mantello nero e falce, sento bussare al citofono all’una in punto (alla faccia del caso urgente). Trascino ciò che resta di me ad aprire e nel visualizzare i miei salvatori, il “duo morte” davanti a me, svengo tra le braccia di uno di loro. Ebbene sì i miei salvatori avevano le sembianze di una brioche ben lievitata con pizzetto sale e pepe, e di un simil topo dalla faccia arcigna. Mi rivoltano come un calzino per poi tirarmi giù i pantaloni e iniziare a bucarmi ripetutamente con farmaci dai nomi irripetibili! A quel punto si siedono ai due angoli del letto e iniziano a parlarmi di sciagure, accertamenti di casi di morte e di cosa gestiscono nelle emergenze notturne. Domanda: ma gli fanno un corso prima di affidargli la vita della gente? Comunque, verificato che non stavo morendo e che gli antidolorifici stavano facendo effetto, mi lasciano abbandonata sul letto ed escono di scena con un clamoroso: “Salute Signò, la porta la chiudiamo noi che lei pare che sta morendo”.

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