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Oltre la malattia

Donate. Online. È il crowdfunding.

Era un barattolo poggiato vicino la cassa, al bar o al supermercato: sopra c’era una foto e una breve storia commovente, spesso di un bambino malato, cui avrebbe fatto comodo anche solo l’esiguo resto che la cassiera vi aveva appena consegnato nelle mani. Ora è un link, ma ha sempre una foto accompagnata da una breve storia convincente, che vi invita a contribuire fino a raggiungere il risultato sperato. Si chiama crowd funding (si può scrivere unito o staccato) e qualcuno lo vorrebbe tradotto come una sorta di colletta telematica, ma in realtà è molto di più.

La raccolta di fondi destinati ad un progetto di interesse comune non è di per sé niente di innovativo, ma la sua applicazione sul web offre una cassa di risonanza planetaria a qualsiasi richiesta di aiuto. Dal bambino affetto da una grave malattia genetica, fino alla coppia che non può permettersi il viaggio di nozze: tutti possono confidare nella generosità di passanti e naviganti di ogni parte del globo. In fondo, diceva Don Gnocchi, la carità fa più bene a chi la fa che a chi la riceve.

Dunque anche le virtù teologali si evolvono e si apprestano alla conquista della rete. In un battibaleno su internet fioriscono siti di crowd funding per tutti i gusti. Il primo è stato Kickstarter, piattaforma generalista che nei suoi primi diciotto mesi di vita ha raccolto oltre 30 milioni di dollari da circa 300mila finanziatori per progetti di ogni genere. Resta oggi il sito più conosciuto fra quelli dedicati al crowdfunding e offre un’elevata probabilità di successo nel raggiungimento degli obiettivi.

Sono poi nati siti specifici, come Spot.Us dedicato ai giornalisti o Slice The Pie esclusivo per musicisti. In Italia, Alberto Falossi, giovane consulente informatico e professore all’Università di Pisa, redige il Manifesto internazionale del crowd funding e lancia Kapipal. È il primo sito nel mondo dedicato al finanziamento delle idee, ma trova più finanziatori in Cina e Africa che sul territorio nostrano. La colpa, anche secondo lo stesso Falossi, è della diffidenza ancora diffusa che gli italiani nutrono nei confronti della rete e dei pagamenti online.

Nella maggior parte dei siti dedicati al crowdfunding, i progetti ottengono i fondi (e i donatori pagano effettivamente) solo se raggiungono la quota richiesta e spesso i finanziatori ricevono in cambio un omaggio proporzionale alla quota devoluta. I siti dedicati ai progetti informatici, ad esempio, promettono a chi li finanzia l’anteprima delle app o degli strumenti proposti.

Ma vi sono anche richieste di pura beneficienza, in cui il ringraziamento è costituito dalla pura soddisfazione morale. L’idea della social carity piace ovviamente alle associazioni di volontariato: Born2fly raccoglie fondi per combattere il traffico sessuale dei bambini, Shinynote si dedica interamente al micro-crowfunding etico (con notevole successo per le ricostruzioni dopo il terremoto), BuonaCausa dà spazio alle più svariate iniziative di solidarietà sociale, dalla costruzione di strutture ospedaliere in Tanzania alla restaurazione di giardini di interesse botanico. La percentuale di successo è notevole: circa il 46% delle richieste ottiene il finanziamento sperato.

Anche i ricercatori scientifici rimediano ai fondi altrimenti mancanti tramite Open Genius, ospedali e case di cura ottengono il denaro necessario all’acquisto di nuovi strumenti attraverso Eppela, gli stessi malati ricevono contributi sostanziosi per proseguire le cure su siti come GoFundMe e altri. L’evoluzione di Telethon senza Milly Carlucci.

Da oggi troverete anche nelle pagine di SempreDonna le storie di malati di tumore che chiedono il vostro aiuto: leggetele nella sezione “Le vostre storie”.

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