Souloncology

Oltre la malattia

Curare l’estetica: perché?

Essere impegnate nella battaglia contro il cancro non significa dimenticarsi del proprio aspetto, che dovrebbe restare un’istanza importante per tutte quelle donne che sentono la propria femminilità minacciata dalle conseguenze visibili della malattia e della sua cura.

A sentire chi ci è passato, all’inizio è sempre la stessa solfa: “preoccuparsi di ‘frivolezze’ come il mascara da usare sulle poche ciglia rimaste, il giusto tono di fondotinta e l’idratante meno aggressiva, sembra inopportuno e può persino far sentire in colpa, specialmente se paragonato a questioni con la “Q” maiuscola, come l’esser madre, figlia, moglie o donna in carriera… con il cancro. Ma la prospettiva cambia nonappena ci si rende conto che una parte della forza necessaria ad affrontare tutto questo può arrivare proprio dalla cura degli aspetti esteriori.

Impegnarsi su questo secondo fronte, oltre a non distrarre dall’obiettivo principale della guerra (ovviamente: rispondere alla terapia), costituisce in quest’ottica un valore aggiunto da molti punti di vista. Concentrarsi su se stesse, scoprendo soluzioni pratiche a disagi quotidiani di ordine estetico aiuta a preservare l’autostima, a conservare un senso di continuità con la propria vita e, soprattutto, a contrastare con un’immagine “vigorosa” gli sguardi compassionevoli che ogni tanto, inevitabilmente, si posano sui segni inequivocabili della malattia.

Gestire il proprio aspetto quando si è in chemioterapia, generalmente, equivale a far fronte alla perdita di capelli e sopracciglia, alla comparsa di macchie sulla pelle, a cambiamenti nel colorito, a secchezza, rossori, eritemi e desquamazioni. Per non parlare della secchezza di fauci e mucose che rende l’intimità con il partner ancora più difficoltosa di quanto non facciano cicatrici e mancanza di desiderio. Tutti effetti transitori che scompaiono gradualmente dopo la sospensione dei trattamenti, ma in grado di mettere in crisi anche le donne più “forti” e reattive.

Per fortuna le armi a disposizione non mancano. Come non mancano esperti della bellezza in grado di insegnare i trucchi del mestiere. L’importante diffusione del cancro nella popolazione di tutte le età, del resto, ha fatto sì che molte aziende di cosmetica considerassero le esigenze delle pelli e dei capelli stressati dalle malattie e dalle cure oncologiche creando linee adatte alle pelli più sensibili e ai capelli più stressati. Ma se trovare la creme e tonici ad hoc, matite e rossetti per pelli sensibili e lubrificanti per le mucose è da considerarsi un compito assai facile, imparare a utilizzarli potrebbe presentare particolari criticità, specialmente per chi è meno abile a sfruttare le enormi potenzialità del make-up.

Per questo sono sempre più numerosi gli istituti ospedalieri che, con l’aiuto di fondazioni e associazioni di pazienti, promuovono programmi  di bellezza in cui maestre della cosmesi (che a volte uniscono all’esperienza professionale anche quella di malate oncologiche) insegnano a gruppi di donne in pre, durante o post-chemioterapia a tutelare la propria femminilità con pochi semplici gesti. Una volta imparato come coprire le macchie, restituire un colore naturale alla pelle, ridisegnare le sopracciglia in modo naturale, curare unghie e capelli (soltanto per dirne alcune), dedicarsi al proprio aspetto può tornare ad essere una sana routine quotidiana.

I risultati sono generalmente sorprendenti, persino a detta delle più scettiche, anche per via delle dinamiche psicologiche che tali gruppi di “studio” sono in grado di creare. Non solo perché parlare della propria condizione (persino delle cose più intime come il sesso e i problemi relazionali) con delle estranee che hanno provato o si apprestano a provare la stessa esperienza è più semplice rispetto all’aprirsi con chi ci è già vicino; ma anche per il potere galvanizzante offerto dal vissuto altrui: chi sta già meglio rappresenta uno stimolo, la possibilità di farcela, chi invece sta peggio spinge a tener duro, a farsi forza senza lamentarsi troppo.

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