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Oltre la malattia

Avere fiducia e combattere: l’importanza di un atteggiamento coraggioso

Quando si riceve una diagnosi di tumore, specialmente per una donna  ha inizio un’enorme sfida che non è solo quella contro la malattia in sé, ma è una dura battaglia per riuscire a mantenere anche un buon equilibrio psicofisico.

Sono molteplici, difatti, i fattori che mettono a dura prova questo equilibrio poiché l’impatto del cancro non è solo sul corpo in senso strettamente fisico, ma risulta altamente destabilizzante anche dal punto di vista psicologico. Un tumore mette a repentaglio i ritmi ed i ruoli quotidiani, sia familiari sia sociali, oltre che la percezione di sé, e porta inevitabilmente un senso di impotenza e disorientamento.

Ciononostante, la maggior parte delle donne riesce a reagire in maniera combattiva, persino positiva, mettendo in campo risorse ed energie positive: “È come se la valenza simbolica di questo cancro (a differenza di altri tumori) evochi nella donna una risposta prepotente, anche a difesa del suo ruolo centrale nella conservazione della specie” dichiara Carlo Antonio Mario Barone, Oncologo al Policlinico Universitario Agostino Gemelli di Roma, sottolineando che solo le donne riescono ad avere questo tipo di reazione e questo le rende le vere protagoniste della battaglia contro il cancro, più di ogni terapia.

L’atteggiamento positivo ha inoltre un vero effetto curativo, migliorando la risposta della paziente alle terapie, che sebbene molto dure offrono ormai alti livelli di successo che inducono alla fiducia.

Un altro momento difficile è quello che si presenta in seguito alle cure per la chemioterapia o ad un intervento di mastectomia. Le trasformazioni fisiche che intervengono, difatti, costituiscono un ulteriore elemento di destabilizzazione, il più evidente. Rimanere senza capelli, sentirsi gonfie e guardarsi allo specchio non è certo facile. Eppure anche in questo le donne dimostrano un inossidabile coraggio, spesso accompagnato da un’incredibile ironia che le porta persino a sorridere della propria condizione. Non è immediato, ma ci si può arrivare con il sostegno di validi esperti e soprattutto cercando il contatto e lo scambio di esperienze con altre pazienti.

Dopo una mastectomia, il 30% delle donne operate dichiara di sentirsi meno femminile, quasi il 60% attraversa fasi di depressione ed ancora di più (oltre il 65%) convive con il terrore di ammalarsi nuovamente. In questa fase non si deve rimanere sole: è necessario circondarsi di persone che ci vogliano bene ed affidarci a supporti psicologici.

Dopo un’esperienza di tumore, però, passate le fasi più acute e difficili, quasi tutte le donne acquistano una nuova consapevolezza di sè e del proprio corpo che le fa sentire paradossalmente più sicure. Dopo aver affontato un tumore e le sue cure, anche i complessi ed i piccoli difetti non vengono più percepiti come problemi anzi come caratteri distintivi da amare.

A cura di Emanuela Valente

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